“Questo è vero in teoria. In teoria il Comunismo funziona…”
Homer Simpson
Indice
- Introduzione
- Itinerario in breve
- Day 0-1: Arrivo a L’Avana e Las Terrazas
- Day 2: Playa del Chivo
- Day 3: Varadero
- Day 4-5: Maria La Gorda
- Day 6: Guanahacabibes e Robaina house
- Day 7: L’Habana vieja
- Day 8: Cueva de los peces e Playa Giron
- Day 9: Topes de Collantes e Trinidad
- Day 10: Playa Ancon e Cayo Coco
- Day 11: Cayo Guillermo
- Day 12: Santa Clara e rientro a L’Avana
- Day 13-15: L’Habana nueva e rientro in Italia
- Conclusioni
Introduzione
Mare cristallino, sabbia fine e bianchissima, distese di palme. Nell’immaginario collettivo, queste sono le caratteristiche principali che la nostra mente associa all’idea dei Caraibi, di cui Cuba è la perla. Tuttavia, pensare di descrivere Cuba come un concentrato di spiagge da cartolina è un esercizio da cui mi dissocio volentieri. Ho avuto la possibilità di visitare Cuba nel 2015, ospite di due cari amici di L’Avana, all’epoca dei fatti miei colleghi di lavoro in Belgio, con i quali ho vissuto quello che ad oggi resta il viaggio in cui, più di tutti, mi sono sentito un autoctono più che un forestiero.
Dicono che il paese sia cambiato molto da allora. In quel periodo, l’inquilino più importante del Palazzo della Rivoluzione era Raul Castro, fratello di Fidel, che aveva iniziato ad aprire all’occidentalizzazione della nazione, con risultati ancora modesti. Occidentalizzazione osservabile ad esempio nei pochissimi internet point aperti a L’Avana, riconoscibili dall’afflusso di giovani attaccati al cellulare che si accalcavano nei dintorni di essi, oppure nell’attività del mio amico Guillermo, fra i pochi a essere riuscito ad aprirne una indipendente. Erano comunque ancora ben presenti i frutti della rivoluzione castrista, che ha consegnato al paese più povertà e repressione che modernità. Povertà che vedevo nella gente che mi chiedeva l’elemosina ovunque, da chi viveva in mezzo alla strada a chi lo faceva mentre era in servizio in aeroporto o in un museo, e in cui mi proiettavo ascoltando la mia amica Diana, che mi raccontava di come la gente faticasse a vivere mediamente con 25 CUC al mese (equivalenti a 25 dollari americani), di come avessero passato davvero momenti in cui loro stessi non avevano da mangiare, soprattutto durante il cosiddetto “periodo especial” proclamato da Fidel diversi anni prima, e del divieto all’epoca vigente di collegarsi a qualsiasi social network, con una comunicazione basata esclusivamente su fonti governative, che omettevano di riportare sui quotidiani qualsiasi episodio di cronaca attribuibile al malgoverno.
Per entrare a Cuba è stato necessario il visto, richiesto direttamente all’Ufficio Consolare cubano, pagando circa 50€, rilascio immediato. Oggi è possibile fare anche richiesta online, cosa all’epoca non possibile. Per maggiori informazioni, suggerisco di visitare il sito di Viaggiare sicuri.
Sono partito durante le vacanze natalizie, uno dei periodi migliori per visitare il paese, insieme agli altri mesi invernali. Sconsigliatissima invece la nostra estate, a causa del caldo torrido e umido.
Itinerario in breve
L’itinerario riassunto di seguito è stato stilato con la collaborazione di un familiare dei miei amici, che lavorava al Ministero del Turismo, e insieme ad alcuni miei colleghi di lavoro, che mi hanno accompagnato in questa avventura. Poiché avevamo l’appoggio dei nostri amici a L’Avana, l’itinerario è stato organizzato in modo da trascorrere anche un po’ di tempo con loro. Per spostarci fra le varie tappe abbiamo noleggiato un’auto, impresa non così scontata come potrebbe sembrare. Consultando infatti diversi siti di noleggio auto, non ne avevamo trovata alcuna disponibile, pur avendo iniziato a cercare abbondantemente prima della partenza. Alla fine è riuscito a procurarci un’auto da un privato il nostro amico Guillermo in zona Cesarini. Di seguito una sintesi delle varie tappe.
| Day | Itinerario | Note |
|---|---|---|
| 0 | Arrivo a L’Avana in serata | notte L’Avana |
| 1 | Las Terrazas | notte L’Avana |
| 2 | Playa del Chivo | notte L’Avana |
| 3 | Cueva Saturno, Varadero | notte L’Avana |
| 4 | Pinar del Rio, Maria La Gorda | notte a Maria La Gorda |
| 5 | Maria La Gorda | notte a Maria La Gorda |
| 6 | Guanahacabibes, Robaina house | notte L’Avana |
| 7 | L’Habana vieja | notte L’Avana |
| 8 | Cueva de los peces, playa Giron, Trinidad | notte Trinidad |
| 9 | Topes de Collantes, Trinidad | notte Trinidad |
| 10 | Playa Ancon, Cayo Coco | notte Cayo Coco |
| 11 | Cayo Coco, Cayo Guillermo | notte Cayo Coco |
| 12 | Santa Clara | notte L’Avana |
| 13 | L’Habana nueva | notte L’Avana |
| 14 | flight back | – |
| 15 | back | – |
Nota: trattandosi di un viaggio di un po’ di anni fa, vi invito a verificare la corrispondenza fra il mio racconto e la situazione odierna, considerati gli importanti cambiamenti degli ultimi anni. Questo non tanto in merito alle tappe (che ipotizzo restino valide), ma alle questioni logistiche.
Day 0-1: Arrivo a L’Avana e Las Terrazas
Arriviamo a L’Avana dopo un lungo viaggio, atterrando intorno a mezzanotte locale (che per il nostro fisico corrispondevano alle 6 di mattina, visto il fuso orario). Aspettiamo i bagagli per un paio d’ore, nel frattempo il nostro amico Guillermo, che era venuto a prenderci in aeroporto, inizia a darci per dispersi. Riusciamo comunque a ricongiungerci e arrivare al nostro hotel 5 stelle super, ovvero l’appartamento dei nostri amici, a cui avrei volentieri lasciato un punteggio per l’ospitalità superiore al massimo, in un’ipotetica recensione.
Ci risvegliamo col fuso orario già praticamente smaltito e iniziamo la giornata con una colazione gentilmente offerta dai proprietari del nostro hotel di lusso. Come spesso accadrà durante il viaggio, la colazione è a base di panini con salame e formaggio e frullato di mango o guava. Mi chiedono se gradissi del latte, che normalmente consumo in abbondanza, e accetto più che volentieri, ignaro del fatto che intendessero latte in polvere (scaldato in acqua al microonde), perché quello nelle confezioni a cui siamo abituati costava 2,50 CUC (equivalenti a 2,50 USD), corrispondenti a un decimo del loro stipendio.
Uso questo semplice aneddoto per aprire una piccola parentesi sulla valuta. Fino al 2020, Cuba era, credo, l’unico paese al mondo in cui esistevano due valute, nello specifico il CUP (Cuban Peso) e il CUC (il cosiddetto Peso equivalente). Il rapporto fra CUP e CUC era di 1 a 25 (almeno lo era al momento del viaggio). Il CUP era la moneta che utilizzavano i cubani, con cui si potevano comprare i beni di prima necessità nei negozi che lo stato metteva a disposizione per garantire il minimo indispensabile a tutti, ad esempio pane o latte in polvere. Si riusciva a comprare anche la carne di pollo, il vitello invece costava già troppo. Il CUC era invece un po’ la moneta usata dai turisti, con cui le attività locali riuscivano a fare un po’ cassa. Il CUC era usato però anche dai cubani per determinati beni di necessità non primaria, ma neanche troppo secondaria, come i vestiti. Considerando ad esempio che una semplice T-shirt costava intorno ai 10 CUC, a fronte di uno stipendio medio mensile di 25, si capisce bene la sproporzione fra il prezzo dei beni e la disponibilità economica della gente al momento del nostro viaggio. A partire dal 2020, l’unica valuta utilizzata è il CUP.
Anyway, terminata la colazione utilizziamo il nostro primo giorno per un po’ di relax con i nostri amici, con cui visitiamo Las Terrazas, una località naturale a un’oretta da L’Avana, in cui si trovano bagni termali, ruscelli e altre cose di natura acquatica in cui è possibile rinfrescarsi. Spendiamo qui buona parte della nostra giornata, iniziando a calarci nella realtà del luogo. Chiudiamo la giornata col nostro primo tramonto, che vediamo dalla strada.




Day 2: Playa del Chivo
Iniziamo la nostra visita alle prime spiagge dei Caraibi. Siamo sempre nei dintorni di L’Avana e, dietro suggerimento del nostro amico autoctono, decidiamo di visitare Playa del Chivo come spiaggia rappresentativa della zona. La spiaggia è piuttosto ampia, non mancano le caratteristiche tipiche delle spiagge dei Caraibi e in più non c’è moltissima gente (quasi tutti turisti perché non è periodo di andare al mare per i cubani). L’acqua è molto limpida e dai bei colori, che non rendono molto nelle foto che pubblico di seguito (purtroppo non me ne ritrovo molte di quella giornata).
Sulla spiaggia ci sono anche un minimo di servizi, di cui approfittiamo per il nostro pranzo, che sarà a base di aragosta freschissima, pagata una cifra ridicola perché da quelle parti le aragoste praticamente te le tirano dietro (almeno all’epoca dei fatti esposti in questo articolo).


La giornata è interamente dedicata alla spiaggia, oltre a qualche piccola cosa di natura logistica che posso tralasciare.
Day 3: Varadero
È il nostro primo giorno da viaggiatori indipendenti, visto che i nostri amici non possono unirsi a noi. Arriviamo a Varadero, situata a nord est dell’isola, in circa tre ore di auto. Non abbiamo internet (e non avremo connessione per tutto il viaggio), e quindi neanche Google Maps, ma utilizziamo un’applicazione che ci consente di scaricare le mappe e aprirle offline, che si chiama Osmand. Sì, la stessa cosa che si può fare anche oggi con Maps, solo che lì non funzionava! L’autostrada, se così si può chiamare, è già un’avventura: ciclisti che camminano contromano, gente che chiede passaggi in mezzo alla carreggiata travestita da poliziotto (il nostro amico ci aveva spiegato che alcune persone usano questa tattica per fare accostare i guidatori ignari), carretti trainati da mucche in mezzo al traffico, cinghiali che attraversano la strada e voragini più o meno vistose, che riesco a schivare solo grazie alla mia esperienza da guidatore sulle dissestate strade della Calabria (un mio collega belga che mi dava il cambio ha avuto non a caso molta più difficoltà).
Sulla strada per Varadero, facciamo una sosta a Cueva Saturno, una grotta molto suggestiva e con dei bellissimi colori, in cui abbiamo la possibilità di tuffarci per un bagno rinfrescante.


Arriviamo quindi infine a Varadero per il nostro ulteriore assaggio delle spiagge di Cuba, i colori del mare stavolta sono più intensi rispetto a Playa del Chivo.


Nel tardo pomeriggio, facciamo ritorno al nostro affezionato hotel 5 stelle super di L’Avana per ritrovarci con i nostri amici, con cui trascorriamo la serata della Vigilia di Natale.
Day 4-5: Maria La Gorda
Ci allontaniamo da L’Avana per due giorni per visitare la parte a nord ovest dell’isola, in particolare la zona di Maria La Gorda. La strada per arrivare fino a lì da L’Avana è piuttosto lunga, impieghiamo infatti in totale circa 5 ore. Per spezzare un po’ il viaggio, ci fermiamo intorno a metà strada per una breve visita a Pinar del Rio, una città molto pittoresca.






Arrivati a Maria La Gorda prendiamo possesso del nostro alloggio, una casetta di legno immersa nella boscaglia antecedente la spiaggia. Purtroppo il cielo è un po’ nuvoloso nei due giorni della nostra permanenza, ma non ci impedisce di notare la bellezza del luogo e di fare il bagno nel giorno di Natale. Prendiamo parte anche a un’escursione in barca con qualche sosta snorkeling, sebbene la barriera corallina non sembri imperdibile.



Day 6: Guanahacabibes e Robaina house
Dobbiamo rientrare nuovamente a L’Avana, e poiché ci attendono ancora una volta 5 ore di strada, decidiamo di fermarci prima al parco di Guanahacabibes, in cui visitiamo delle suggestive caverne in mezzo alla foresta, e poi alla Robaina house, la piantagione di tabacco in cui si producono i sigari del marchio Robaina.
Iniziamo dal parco dal nome scarsamente pronunciabile, per la vicinanza da Maria La Gorda. Veniamo accolti da una guida locale, che ci accompagna a visitare direttamente le caverne, a cui accediamo tramite un breve sentiero fra gli alberi. Nelle caverne si vedono dormire i pipistrelli attaccati alla roccia, lo scenario è piuttosto particolare, ma direi nulla di particolarmente imperdibile. Vale comunque la pena fermarsi per una sosta un po’ alternativa.


Terminata la visita, ci dirigiamo verso Robaina house, che raggiungiamo in un paio d’ore. Veniamo accolti da una ragazza che ci guida nella piantagione e ci spiega il processo di raccolta e produzione dei sigari. Chiudiamo la visita con una dimostrazione pratica dello step finale del processo, ad opera di un signore attempato che arrotola delle foglie di tabacco essiccate in modo da ottenere la forma classica del sigaro.



Rientriamo infine in serata a L’Avana, fermandoci ancora per strada per una breve sosta a Pinar del Rio.
Day 7: L’Habana vieja
Trascorriamo una nuova giornata con i nostri amici, approfittando della loro presenza per visitare la parte vecchia della capitale, rimandando a qualche giorno più avanti quella più recente. La città non ha delle attrazioni in generale molto rinomate (a parte, forse, il Palazzo della Rivoluzione), tuttavia nel complesso a me è piaciuta moltissimo, sia dal punto di vista visivo, sia perché mi ha dato l’impressione di una città molto autentica. Visitiamo, in ordine sparso, il Palazzo della Rivoluzione, il castello del Morro, la Plaza Vieja, la piazza della cattedrale, la Bodeguita del Medio e, per finire, il Malecon. Tutto davvero bello.








Day 8: Cueva de los peces e Playa Giron
Ci svegliamo di buon mattino perché ci aspettano 4 giorni fuori porta. Il primo giorno è dedicato al transfer verso Trinidad, dove alloggeremo per 2 notti, e alla visita di alcune attrazioni di strada. Decidiamo di concentrarci in particolare su Cueva de los peces e Playa Giron, due località con un mare bellissimo e tante ma tante varietà di pesci (da cui il nome). Facciamo una prima tappa sulla spiaggia piena di pesci coloratissimi visibili già a riva, che ci godiamo sorseggiando un ottimo latte di cocco. E naturalmente non può mancare un po’ di snorkeling.
Arriviamo poi alla “cueva”, in cui vediamo delle varietà di pesci davvero uniche. Purtroppo non abbiamo la fotocamera subacquea, quindi non riesco a mostrare nulla, ma ne vale veramente la pena.



Proseguiamo la giornata con una magnifica esperienza: mangiare un mamey, ad oggi il frutto per distacco più buono che le mie papille abbiano mai assaporato.

Arriviamo in serata a Trinidad, in cui ci fermeremo per due notti in una “casa particular”, tipico alloggio cubano simile a un bnb, di proprietà di un amico dei nostri amici. Arrivare al bnb non è stata impresa semplice, infatti giunti nella via iniziamo a chiedere informazioni e casualmente tutti ci dicevano che il posto che cercavamo fosse casa loro. Fortunatamente riusciamo a contattare il proprietario dell’alloggio, che ci spiega come trovarlo. La casa particular è molto carina, ma fuori sembra un posto da terzo mondo.

Day 9: Topes de Collantes e Trinidad
Iniziamo la giornata con un’ottima colazione servita dal nostro host, a base di frittata e succo di mango, e ci dirigiamo verso Topes de Collantes, un parco naturale a cui dedichiamo buona parte della giornata. La visita del parco consiste in un trekking di media difficoltà, percorrendo un sentiero che permette di arrivare fino a una piccola cascata, in mezzo a una folta vegetazione e formazioni rocciose piuttosto degne di nota. Il laghetto sotto la cascata è balneabile, infatti ne approfittiamo per rinfrescarci.



Rientriamo a Trinidad nel pomeriggio. La città è piuttosto piccola, riusciamo a visitarla in un paio d’ore, fermandoci anche a bere un mohito.



Day 10: Playa Ancon e Cayo Coco
Ci svegliamo di buon mattino perché ci aspetta un viaggio di 4 ore per raggiungere la zona dei Cayos, sulla costa orientale, che i nostri amici cubani sostengono essere la zona col mare più bello di tutto il paese. Prima di incamminarci, facciamo tappa a Playa Ancon, considerata la spiaggia più bella del tratto di costa (siamo a ovest) nelle vicinanze di Trinidad. Effettivamente i colori sono bellissimi, in più sulla spiaggia non c’è praticamente nessuno oltre a noi.

Arriviamo al nostro resort di Cayo Coco nel pomeriggio e andiamo subito a vedere la spiaggia, che è a dir poco un paradiso. La cosa più bella è che, nonostante il resort sia piuttosto grande e affollato, sulla spiaggia non si vedono molte persone, a differenza di quello che accade nella piscina, situata a 50 metri dalla spiaggia, che è piena di gente. I miei limiti mentali mi impediranno sempre di capire come si possa arrivare fino a lì e preferire stare in piscina anziché godersi una spiaggia del genere.

Una particolarità della zona dei Cayos è che si tratta (almeno in quel momento funzionava così) di un luogo in cui l’accesso ai cittadini cubani non è consentito, salvo quelli che lavorano nei resort. Secondo i nostri amici, ciò sarebbe dovuto a un evento accaduto anni prima, in cui dei cubani avevano deturpato in qualche modo la natura del luogo, ricevendo come punizione l’interdizione per tutti i cittadini, anche quelli incolpevoli. Personalmente, credo che l’assenza dei cubani fosse dovuta più che altro al costo dei resort, non accessibile per il loro stipendio medio (ma comunque assolutamente non alto, nel nostro caso parliamo di circa 50 CUC a persona per una pensione completa in resort 4 stelle!).
Day 11: Cayo Guillermo
È il giorno più atteso, dedicato alla visita di Playa Pilar a Cayo Guillermo, considerata la spiaggia più bella dei Caraibi. Cayo Guillermo dista circa una mezz’oretta di auto da Cayo Coco, per cui ce la prendiamo comoda. Mentre siamo di strada ci fermiamo in un parco, di cui non ricordo il nome, con l’intento di osservarne la fauna, segnalata dalla Lonely Planet come meravigliosa e prospera, particolarmente per la presenza massiccia di enormi coccodrilli. Tuttavia, ci rendiamo presto conto che la guida non fosse molto aggiornata, infatti il parco è desolatissimo e abbandonato a se stesso, e non c’è nessuno. Siamo in procinto di battere in ritirata, finchè non vediamo arrivare verso di noi un tizio vestito con abiti lunghi e incappucciato, cosa che ci sembra sufficientemente strana, visto che fuori ci sono oltre 30 gradi. Capiamo tuttavia il motivo di tale abbigliamento appena mettiamo il piede fuori dall’auto, infatti uno sciame di zanzare ci assale in modo che in pochi secondi la nostra pelle diventi un campo minato. Il tizio ci spiega che in realtà il parco è abbandonato da qualche anno, e che la fauna prospera millantata dalla Lonely Planet è ridotta a un piccolo coccodrillo tenuto prigioniero e cibato di tanto in tanto, che andiamo a salutare.

L’ultimo tratto di strada che va dal parco a Cayo Guillermo è molto particolare e isolato, e prevede il passaggio da un punto popolato da tanti fenicotteri.


A quel punto non ci resta che recarci a Playa Pilar, che raggiungiamo a piedi dal parcheggio attraversando un breve sentiero. Fortunatamente non ho il passaporto dietro, perché la prima cosa che mi viene in mente vedendo quella spiaggia è dargli immediatamente fuoco (di seguito, fra le altre, una foto mentre rifletto su questa opzione). L’acqua è fra le più cristalline concepite dall’Onnipotente e le dune di sabbia si vedono in mare fino a distanze considerevoli. In più la sabbia ha la consistenza della farina, troverò qualcosa di simile solo a Whitehaven beach diversi anni dopo.



Rientriamo infine a Cayo Coco, per goderci il nostro ultimo pomeriggio di mare.
Day 12: Santa Clara e rientro a L’Avana
Ci svegliamo prestissimo per vedere l’alba a Cayo Coco, prima di incamminarci verso L’Avana. A parte le zanzare, che a quell’ora sono devastanti, lo spettacolo è meraviglioso.

Ci aspettano circa 7 ore di auto, per cui prevediamo qualche sosta, fra cui una più o meno a metà strada a Santa Clara, dove visitiamo il mausoleo del Che. Trattasi di un luogo dal mio punto di vista non particolarmente suggestivo, ma vale la pena fermarsi per osservare il culto del personaggio da parte di molti autoctoni.



La giornata è dedicata prevalentemente al viaggio in auto, quindi nulla di più da segnalare, se non un incidente sfiorato in autostrada con un carretto trainato da mucche.
Day 13-15: L’Habana nueva e rientro in Italia
È il nostro ultimo giorno a Cuba, siamo abbastanza tristi e in più piove, per cui decidiamo di dedicare il tempo a nostra disposizione alla visita della parte nuova della capitale. Iniziamo dal museo del ron (rum), che devo dire trovo piuttosto interessante, e qualche altra attrazione minore, prima di terminare il giro a Plaza de la Revolucion, la famosa piazza in cui il monumento dell’eroe nazionale Josè Martì è accompagnato dalle raffigurazioni di Che Guevara e Camilo Cienfuegos su degli edifici. Chiedo a Guillermo perché il primo fosse così famoso mentre il secondo risulti sconosciuto ai più, considerando che hanno avuto praticamente lo stesso ruolo durante la rivoluzione castrista, e con un parallelismo non voluto con la filosofia di Nietszche, secondo cui la morale segue canoni estetici, mi spiega che il motivo risiede nel fatto che Che Guevara era attraente, mentre Cienfuegos sembrava un talebano.



Chiudiamo il viaggio con una bellissima serata a casa dei nostri amici, sorseggiando un rum collettivo e con una cena pseudo italiana, che riusciamo a preparare nonostante i pessimi ingredienti raccattati nel peggiore market della città, come ringraziamento per la loro encomiabile ospitalità.
Rientriamo infine in Italia, dopo un viaggio piuttosto estenuante per motivi che tralascio, consci di avere vissuto due settimane in un mondo parallelo.
Conclusioni
Come menzionato nell’introduzione di questo racconto, Cuba rimane ad oggi il viaggio in cui mi sono sentito meno turista e più viaggiatore in assoluto. La possibilità di vivere la vita quotidiana in compagnia dei nostri amici non ha prezzo, così come il ricordo di una terra tanto povera quanto bella. In più, anche il periodo storico in cui abbiamo viaggiato ha reso tutto ancora più affascinante.
Dal punto di vista paesaggistico, ritengo che i miei amici avessero ragione nel’indicare la zona dei Cayos come la parte più imperdibile, sebbene fosse anche quella relativamente più turistica. Il costo del viaggio è stato sufficientemente basso, un po’ perché per la metà del tempo abbiamo dormito gratis dai nostri amici, e un po’ perché nella metà rimanente ci siamo appoggiati a una casa particular di Trinidad, costata circa 15 CUC a testa per due notti con colazione inclusa, e a dei resort 4 stelle di Maria La Gorda e Cayo Coco, costati circa 50 CUC a notte in pensione completa. L’auto ci è costata invece 1000 CUC per tutto il periodo (200 CUC a testa visto che eravamo in 5), cifra piuttosto alta giustificata in qualche modo dalla mancanza di veicoli a noleggio disponibili.
È difficile stilare una classifica dei luoghi che mi hanno maggiormente colpito, vista l’eterogeneità di quello che abbiamo visto, ma ci provo:
- Playa Pilar a Cayo Guillermo: non ho visto tutte le spiagge dei Caraibi per poter valutare ciò che dicono le guide, ma per il momento è sicuramente la spiaggia più bella che abbia visto nel mar dei Caraibi, fra Cuba e Costa Rica
- Cayo Coco, non troppo diversa da Cayo Guillermo, con colori pazzeschi e un’alba meravigliosa, zanzare a parte
- Maria La Gorda, spiagge paradisiache e turismo di massa completamente assente (almeno durante la nostra esperienza)
Non ho amato particolarmente la spiaggia di Varadero, che viene costantemente inserita fra le spiagge più belle del mondo e fra le migliori di Cuba. Non perché non sia bellissima, ma perché onestamente a Cuba ho trovato spiagge decisamente più mozzafiato (il confronto con Playa Pilar a mio avviso è impari).
Fra le tappe che avevamo inizialmente inserito nell’itinerario, ma che non abbiamo purtroppo potuto fare per mancanza di tempo, menziono Vinales (con sosta bagno a Cayo Jutias) e Cayo Levisa, che ci erano state consigliate dai familiari del nostro amico, oltre a Baracoa, a sud del paese. Credo però che il nostro viaggio sia stato davvero stupendo, ancora oggi ne conservo gelosamente il ricordo e lo considero fra i più belli che abbia fatto.
“Il capitalismo è l’ingiusta ripartizione della ricchezza. Il Comunismo, la giusta ripartizione della povertà” – W. Churchill
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