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La Terra del Fuoco

O ti divoro io, o sarà il Fiore Rosso a farlo

Il Libro della Giungla, R. Kipling

Indice

Introduzione

I ricordi di una vita fa mi riportano a quando, da lupetto, ascoltavo i miei capi scout raccontare le storie del Libro della Giungla, attraverso i quali immaginavo di vivere in mezzo alla natura selvaggia e silenziosa come il più noto fra i cuccioli d’uomo. Nelle parole che Shere Khan rivolge a Mowgli in uno dei dialoghi più appassionanti del capolavoro di Kipling, con cui ho introdotto il racconto di viaggio che state leggendo, la tigre sposta l’attenzione sul Fiore Rosso, indicando metaforicamente il potere distruttivo del fuoco e l’importanza di imparare a maneggiarlo con saggezza.

Oltre che “Terra del Ghiaccio”, definizione che deriva dalla sua etimologia, l’Islanda viene chiamata anche “Terra del Fuoco”. Questa definizione è legata alla costante attività vulcanica del sottosuolo e delle diverse caldere sparse su tutto il territorio islandese. Dagli innumerevoli crateri ai campi geotermici, passando per le caratteristiche terme naturali, la presenza dei vulcani è infatti uno degli elementi che conferiscono all’Islanda un fascino talvolta marziano.

Prima di partire, la Terra del Fuoco (termine che racchiude tutte le attrazioni inerenti i fenomeni vulcanici dell’Islanda) rappresentava la parte che consideravo più importante di tutto il viaggio. Quando avrete terminato la lettura di questo articolo, scoprirete perché, nonostante qualche piccolo imprevisto, continuo a considerarla tale anche dopo essere rientrato in patria.

Itinerario in breve (2 giornate non consecutive)

A causa di una serie di disavventure, la nostra esperienza nella Terra del Fuoco si è dovuta limitare a due intense giornate non consecutive. Nella prima giornata, abbiamo visitato la regione di Myvatn, situata a nord-est del Paese, mentre nella seconda ci siamo concentrati su Landmannalaugar, luogo situato a sud, fra il vulcano Hekla e il ghiacciaio Vatnajokull.

Di seguito trovate la tabella con l’elenco dei luoghi visitati per ciascun giorno e le relative mappe.

DayAttrazioniLuoghi visitatikm/travel timeNotteMappe
1Regione di MyvatnLaugar, Akureyri, Hverir, Lago Myvatn, Hverfjall, Godafoss, Grjotagja, Bjarnarflag, Krafla (cratere Viti e solfatare di Leirhnjukur), campo lavico di Dimmuborgir165/2h40mAkureyri (partenza da Laugar)Laugar-Myvatn-Akureyri
2LandmannalaugarBrennisteinsalda trekking370/6h15mKeflavik (partenza da Selfoss)Selfoss-Landmannalaugar-Keflavik

La tabella riporta i luoghi visitati, ma non tutti quelli che erano stati pianificati. Come menzionato in precedenza, infatti, abbiamo dovuto rinunciare a diverse tappe a causa di imprevisti di vario genere.

Attrazioni a cui abbiamo rinunciato

Askja

Le attrazioni principali di Askja sono il cratere Viti (da non confondere con il suo omonimo di Krafla) e la caldera, che si raggiungono più o meno facilmente dal parcheggio di Vikraborgir, in circa 40 minuti (poco meno di un’ora e mezza fra andata e ritorno), tramite un sentiero di facile percorrenza. All’interno del cratere è anche presente un piccolo lago geotermico in cui è possibile fare il bagno. La vista dal punto più alto della caldera pare sia veramente spettacolare.

Il motivo principale per cui abbiamo rinunciato alla visita del vulcano Askja è stato essenzialmente il maltempo. Questo perché, per arrivare ad Askja, è necessario guidare per circa 6 ore fra andata e ritorno (3+3) su F-roads di pessima qualità e, soprattutto, è necessario attraversare guadi piuttosto impegnativi, indipendentemente dalla strada che si decide di percorrere. Esisitono essenzialmente due combinazioni di strade possibili:

  1. F88 + F910. Per percorrere la F88 è necessario avere il jeeppone, non basta un normale 4×4 stile Dacia Duster, anche perché uno dei guadi che si incontrano lungo il tragitto è particolarmente profondo.
  2. F905 + F910, combinazione che avremmo scelto. Sono presenti due guadi, il primo dei quali è più impegnativo e si incontra dopo mezz’oretta di strada, partendo da Modrudalur. Molte persone riescono ad attraversare anche questo guado più impegnativo con un 4×4 come la nostra Dacia Duster (ho visto anche il video di un tizio che attraversava il guado con un Pandino 4×4 ignorante), con cui avevamo deciso di avventuraci nel caso di meteo favorevole.

Ricordo che su questo sito è possibile verificare la percorribilità delle strade. Inoltre, si possono chiedere informazioni in merito direttamente ai ranger di Modrudalur e/o ai gestori del Dreki Hut, contattabili via Messenger.

E’ possibile arrivare ad Askja anche tramite tour organizzato in pullman. In questo caso, tuttavia, i costi sono piuttosto alti, come spesso accade in Islanda. L’unica agenzia che ho trovato alla quale è possibile affidarsi è Myvatn Tours, per la non troppo modica cifra di 32000 ISK a persona, equivalente a circa 210€.

Fagradalsfjall

Fagradalsfjall è un vulcano che ha iniziato a far parlare recentemente di sé, dopo un silenzio di quasi 800 anni. Il suo nome deriva da quello della montagna intorno ad esso, e significa letteralmente “montagna della bella valle”. Una delle caratteristiche di questa attrazione consiste nella possibilità di vedere eruttare il vulcano in sicurezza da una distanza ravvicinata, quando non si manifestano fenomeni particolarmente intensi e difficili da controllare. Noi ci siamo trovati nei dintorni di Grindavik, ovvero la città più vicina situata nei pressi del vulcano, il giorno successivo a una delle più importanti eruzioni fra quelle recenti, a causa della quale il governo ha dovuto chiudere completamente la zona ai turisti. Il massimo che siamo riusciti a fare è stato quindi osservare l’eruzione dai punti in cui era consentito recarsi, ovvero Asbru e Patterson airstrip, che sono piuttosto lontani dal vulcano. Quello che siamo riusciti a scorgere, infatti, assomigliava a un grosso incendio più che a un’eruzione.

Nel caso in cui foste più fortunati di noi, ci sarebbero 3 sentieri percorribili, che con molta fantasia si chiamano A, B e C. Il sentiero A porta a pochi metri dal vulcano, cosa che lo rende molto affascinante, ma anche più facilmente a rischio di chiusura. Il sentiero B è di media difficoltà e si può percorrere in circa 4 ore a/r. Infine, il sentiero C è il più semplice e si può percorrere in circa 2 ore a/r, ma il vulcano si vede da una distanza di poco meno di 3 km.

Per arrivare a Fagradalsfjall non serve percorrere F-roads, la strada è abbastanza semplice. È possibile raggiungere il posto anche in bus, partendo da Reykjavik.

Blue Lagoon e Sky Lagoon

Abbiamo purtroppo dovuto rinunciare anche alla Blue Lagoon e alla Sky Lagoon, nel primo caso a causa della chiusura della strada in seguito all’eruzione a Grindavik (la Blue Lagoon si trova infatti a pochi chilometri da Fagradalsfjall), e nel secondo come conseguenza indiretta di un piccolo problema con la nostra auto, che ci ha costretto a scegliere qualcosa da cancellare dall’itinerario. Queste due attrazioni, in realtà, erano fra quelle per noi meno interessanti, essendo molto turistiche, sebbene comunque molto apprezzate. Il costo è leggermente più alto per la Sky Lagoon, per la quale si parte dall’equivalente di 98€ a persona, mentre per la Blue Lagoon i prezzi partono da 70€.

Kerlingarfjoll (Area geotermica di Hveradalir) e Seltun

Kerlingarfjoll è una catena montuosa sorta oltre 10000 anni fa, successivamente a un’eruzione vulcanica. Essa racchiude un complesso di aree geotermiche, avvolte dallo spettacolo dei ghiacciai. Si tratta di un’area piuttosto vasta, che permette di fare diverse attività. È possibile trovare la descrizione di tutti i trail di Kerlingarfjoll qui.

La parte per noi più interessante sarebbe stata in particolare l’area geotermica di Hveradalir, visitabile in giornata e che, pare, offra paesaggi incredibili.

Per raggiungere quest’area, è necessario percorrere alcune delle tante strade dissestate dell’Islanda, ovvero la F35 e la F347, allontanandosi molto dalla Ring Road. Lungo la strada, non ci sono guadi da attraversare.

Abbiamo rinunciato alla visita di Hveradalir già in fase di definizione dell’itinerario, avendo dovuto anticipare il rientro in Italia di un giorno rispetto a quanto preventivato inizialmente. Senza entrare troppo nei dettagli, ci siamo trovati a dover decretare un vincitore fra Hveradalir e Landmannalaugar, scegliendo alla fine la seconda opzione, che, da quanto avevo letto, sembrava una meta più suggestiva.

Anyway, se avessimo visitato Hveradalir, la nostra idea sarebbe stata quella di percorrere almeno due dei 3 sentieri disponibili nell’area. I sentieri che sembravano più in linea con la nostra lista dei desideri sono Hveradalahringur, un sentiero ad anello di circa 3 km percorribile in un paio d’ore, e Hveradalaklif-Snorrahver, lungo più o meno la metà del primo e fattibile in un’oretta.

Il terzo sentiero è infine Efri Hveradalahringur, molto più lungo degli altri due (circa 8 km), che porta fino alla parte più alta dell’area, con vista mozzafiato incorporata. In alternativa a Hveradalir, avevamo pensato di visitare l’area geotermica di Seltun, situata nella penisola di Reykjanes, e di conseguenza facilmente raggiungibile dalla Ring Road. Tuttavia, nonostante la visita di tale area sia decisamente meno impegnativa (tempo stimato circa un’ora), abbiamo dovuto rinunciarvi, ancora una volta a causa della chiusura della strada conseguente all’eruzione a Grindavik.

Day 1: Regione di Myvatn e Godafoss

Hverir e Bjarnaflag

La nostra giornata inizia a Laugar, città in cui eravamo approdati dopo aver visitato lo splendido Studlagil Canyon. La nostra prima tappa è Hverir, una distesa vulcanica che emana un violento odore di zolfo, in cui sono presenti tantissime fumarole, immerse in un paesaggio dai colori spaziali. Sembra veramente di essere su Marte (al netto del fatto che non ho visitato Marte… Per ora!). Ci concediamo una visita piuttosto lunga del sito, facilmente raggiungibile dal parcheggio (a pagamento, soliti 1000 ISK) e visibile dalla Ring Road, camminando all’interno dell’area per un’oretta abbondante.

Procediamo poi per la stazione geotermale di Bjarnaflag, a pochi metri da Hverir. Qui si vede già dalla strada un bacino d’acqua dal colore azzurrissimo. La visita qui è davvero breve, giusto il tempo di parcheggiare e scattare qualche foto.

Bjarnaflag

Krafla: Cratere Viti e Solfatare di Leirhnjukur

Proseguiamo successivamente verso Krafla, in cui sono presenti due attrazioni principali, ovvero il cratere Viti e le solfatare di Leirhnjukur. Iniziamo dal cratere, che raggiungiamo facilmente dal parcheggio. La visita consiste in un giro incompleto del suo anello, che senza pioggia e vento sarebbe piuttosto semplice. Purtroppo però non siamo fortunati, le mie scarpe diventano infatti ben presto un corpo unico col fango, che si solleva a zolle mentre cammino. Nella discesa, sembra di essere su una pista da sci, col fango al posto della neve. Lo spettacolo tuttavia è incredibile, il laghetto formatosi nel cratere è azzurrissimo, e camminando un po’ si intravede un paesaggio veramente pittoresco.

Cratere Viti

Terminata la visita al cratere, per la quale investiamo una mezz’oretta abbondante del nostro tempo, arriviamo in pochi minuti alle solfatare di Leirhnjukur. Dal parcheggio, si intraprende un sentiero che si dirama in altri 3 sentieri, tutti piuttosto brevi. Per percorrerli tutti, abbiamo impiegato un’oretta e mezza a/r in totale. Sono sentieri ravvicinati e ben tracciati in cui si vedono cose diverse fra loro. È importante non uscire dalle pedane che si trovano nella prima parte del sentiero, il calore del terreno potrebbe sciogliere le suole delle scarpe. I colori sono veramente stupendi.

Grjotagja e campo lavico di Dimmuborgir

Dopo la visita delle solfatare, rientriamo al parcheggio, piuttosto inzuppati a causa della pioggia, ma non ci facciamo intimidire. Proseguiamo quindi verso Grjotagja, una piccola grotta termale. La grotta si raggiunge facilmente una volta parcheggiati. Si entra da una fessura piuttosto stretta, in cui bisogna destreggiarsi in mezzo a qualche altra persona, ma nulla di drammatico. La visita dura veramente qualche secondo, anche perché l’unica cosa che si può fare è fermarsi nel piccolo spazio a disposizione vicino l’entrata. Onestamente, la grotta non mi ha lasciato molto, ma considerando che è di strada, è di facile accesso, si perde poco tempo ed è anche gratis, una capatina si può fare.

Grjotagja

Dalla grotta puntiamo verso il campo lavico di Dimmuborgir, dove, fra le altre cose, troviamo un bagno. Lo segnalo perché in tutta la zona abbiamo fatto molta difficoltà a trovarne uno, quindi potrebbe essere utile saperlo. Piove a dirotto e c’è molto vento, quindi facciamo un giro piuttosto veloce. Vediamo comunque un bellissimo paesaggio di lava. Si può scattare anche una foto dall’alto dalla terrazza del negozietto presente accanto al bagno. Sullo sfondo, si intravede anche il cratere Hverfjall.

Dimmuborgir

Hverfjall

Usciti dall’area, ci dirigiamo proprio verso Hverfjall, arrivando in pochi minuti, dopo aver percorso un breve tratto di strada piuttosto dissestata. C’è un piccolo parcheggio, il costo è, al solito, di 1000 ISK, comprendenti anche la zona di Krafla. La salita al vulcano è piuttosto breve, ma nell’ultimo tratto anche molto stancante, soprattutto in caso di pioggia e vento. Il cratere è asciutto e di un colore nerissimo. La vista dei dintorni, naturalmente, è veramente spettacolare. Provo a fare il giro del cratere, ma il vento è talmente forte da sbilanciarmi più volte nonostante la mia stoica resistenza. Alla fine vince lui, quindi devo arrendermi e desistere. In condizioni di meteo meno sfavorevole, per il giro completo occorrono una ventina di minuti.

Da notare che a tutte queste meraviglie lunari fa da sottofondo la strada, contorniata da paesaggi estremamente pittoreschi.

Godafoss

Dopo questa carrellata di paesaggi vulcanici, riprendiamo la Ring Road in direzione di Godafoss, la cascata degli dei. In pochi chilometri, il cambio di scenografia è repentino. Arriviamo alla cascata in un’oretta scarsa di strada e intraprendiamo subito il breve sentiero che porta alla cascata nell’arco di una decina di minuti. Fa freddissimo e c’è un vento micidiale, per cui ci fermiamo solo pochi minuti ad ammirare quest’altra meraviglia della natura.

Godafoss

Riprendiamo infine la Ring Road in direzione Akureyri, una piccola città che in realtà è la seconda più grande dell’Islanda, dove passiamo la notte. È utile menzionare che, prima di arrivare ad Akureyri, si oltrepassa il Vadlaheidi tunnel, unica strada a pedaggio dell’Islanda. Sulla strada è ben indicato che il tratto è a pagamento. Non ci sono però caselli, la quota è da saldare 24 ore prima o dopo il passaggio direttamente da questo sito.

Day 2: Landmannalaugar

Il nostro tour di Landmannalaugar è stato piuttosto travagliato. A causa di un problema con la nostra auto, ci siamo dovuti organizzare per raggiungere il sito in autobus, partendo da Selfoss, dove eravamo arrivati da Borgarnes il giorno precedente. In particolare, abbiamo utilizzato i bus della compagnia Reykyavik Excursions, partendo da Hella, arrivando da Selfoss in auto (sarebbe stata prevista una fermata anche a Selfoss, ma il costo aggiuntivo era sproporzionato). Il costo è di circa 65€ a tratta a persona. Fra le altre compagnie, menziono Trex, che ha più corse durante la giornata, ma costa di più essendo anche più gettonata.

Volendo arrivare a Landmannalaugar in auto, esistono essenzialmente due combinazioni di strade:

  1. F26+F208. Questa opzione prevede uno sterrato impegnativo, ma ha il vantaggio di non includere guadi.
  2. F225+F208. In questo caso, lo sterrato è leggermente migliore, ma bisogna attraversare due guadi, il primo dei quali di media difficoltà, mentre il secondo è più che altro una pozzanghera. La traiettoria da seguire per i guadi è segnata con delle bandierine, alle quali bisogna stare vicini durante l’attraversamento. La F225 è anche molto più scenica rispetto alla F26, non a caso è la strada seguita dai bus.

Durante il tragitto in bus, osserviamo il paesaggio lunare da cui siamo circondati, scorgendo in lontananza anche il vulcano Hekla.

Hekla

Arriviamo al camping di Landmannalaugar intorno alle 11, con circa mezz’ora di anticipo rispetto a quanto previsto. La partenza per il rientro è prevista per le 15:45, per cui abbiamo circa 4 ore e mezza per esplorare tutto quello che riusciamo. Esistono diversi sentieri, da quelli più brevi fattibili in giornata a quelli più lunghi, per i quali servono più giorni. Fra questi ultimi, il più famoso è il Laugavegur, di 55 km circa, noto come uno dei sentieri più scenografici del mondo. Fra quelli fattibili in giornata, invece, ci sono, in ordine di difficoltà, il Laugahraun Lava Field Loop (sentiero ad anello facile, tempo di percorrenza inferiore a 2 ore, quasi tutto in piano), la salita al vulcano Brennisteinsalda (difficoltà media, tempo totale intorno a 3 ore) e la salita al vulcano Blahnúkúr (difficoltà elevata, tempo totale oltre 3 ore e mezza senza soste). I tre sentieri possono essere combinati nel Blahnúkúr–Brennisteinsalda Loop, che richiede circa 6 ore in totale.

Per ragioni di tempo, e anche un po’ di forma fisica, abbiamo optato per la salita al vulcano Brennisteinsalda, che comprende anche buona parte (peraltro la più bella) del Laugahraun Lava Field Loop, essendo una sua estensione. I sentieri sono ben tracciati e si trovano talvolta anche delle piccole insegne per facilitare l’orientamento. Il sentiero inizia dal canyon di Grænagil e prosegue con il campo di lava di Laugharaun, entrambi facenti parte del Laugahraun Lava Field Loop.

Oltrepassata la zona delle fumarole, inizia una salita piuttosto ripida, che corrisponde alla diramazione per la salita al vulcano Brennisteinsalda. Man mano che ci si avvicina alla cima, la vista diventa sempre più spettacolare, per le tonalità di colore che rendono il paesaggio, ancora una volta, marziano.

Arrivati in cima, la visuale diventa veramente incredibile, di quelle che da sole varrebbero il prezzo dell’intero viaggio. Le condizioni meteo sono anche clementi, per cui ci godiamo il panorama con la dovuta calma, anche se il vento si fa sentire. Il paesaggio sembra dipinto.

Dopo una sosta adeguata, ritorniamo verso l’inizio del sentiero. Quando arriviamo nei pressi del parcheggio del bus, abbiamo ancora un’oretta a disposizione prima della partenza, che decidiamo di usare per un bagno rilassante alle sorgenti termali situate accanto al camping. L’esperienza è breve ma rigenerante.

Rientriamo infine a Hella a riprendere l’auto, per dirigerci verso l’aeroporto. Landmannalaugar, infatti, è stata l’ultima località visitata nel nostro meraviglioso viaggio in Islanda.

Conclusioni

La regione vulcanica di Myvatn e Landmannalaugar sono state le tappe del viaggio in Islanda che ho preferito. Potete quindi immaginare la mia emozione nel visitare quei luoghi, considerando che i loro diretti concorrenti sono attrazioni incredibili come il ghiacciaio Vatnajokull e la laguna di Jokulsarlon, il Canyon di Studlagil e la Penisola di Snaefellsnes.

È stato spiacevole dover rinunciare a molte delle tappe che ci eravamo prefissati, ma la sicurezza viene sempre prima di tutto. Ho saputo ad esempio di persone rimaste bloccate a causa della pioggia mentre provavano ad attraversare i guadi per raggiungere Askja (vi lascio solo immaginare quanto sia loro costato anche economicamente, considerando che normalmente le compagnie di noleggio non coprono danni alle auto in quelle situazioni), e di altre recuperate in elicottero mentre provavano a percorrere i sentieri del Fagradalsfjall ad eruzione in corso, quindi va benissimo così.

Nonostante gli imprevisti, comunque, la competizione fra i momenti migliori relativi alla Terra del Fuoco è molto combattuta. Con estrema difficoltà, le tappe che ho maggiormente apprezzato sono, nell’ordine:

  1. La salita al Brennisteinsalda e in particolare la vista a 360 gradi apprezzata dalla cima, davvero una scena indescrivibile
  2. Hverir, una distesa dai colori marziani
  3. La regione di Krafla, soprattutto le solfatare di Leirhnjukur

Fra i consigli che mi sento di dare a livello organizzativo in merito a questa parte di viaggio, c’è sicuramente quello di pernottare in alloggi che dispongano di una cucina. Al netto del fatto che convenga farlo per contenere i costi, ho avuto l’impressione che fosse davvero difficile trovare ristoranti nei dintorni delle località che abbiamo toccato in questa parte del viaggio.

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