“L’ambizione mi porta non solo più lontano di quanto qualsiasi uomo sia stato prima di me, ma tanto lontano quanto penso che un uomo possa spingersi.”
J. Cook
Indice
- Introduzione
- Itinerario in breve
- Day 1: Rarotonga, Muri Lagoon
- Day 2: Rarotonga, Titikaveka district
- Day 3: Aitutaki, Amuri
- Day 4: Aitutaki, tour dei motu
- Day 5: Aitutaki, Ootu Beach
- Day 6: Aitutaki, Amuri
- Day 7: Rarotonga, Aroa Beach
- Day 8: Rarotonga, Avarua e volo di rientro
- Conclusioni
Introduzione
Non è necessario morire per andare in paradiso. Anzi, si può andare lì e sentirsi vivi come non mai. Questo è ciò che ho pensato, e penso ancora oggi, dopo aver trascorso poco più di una settimana alle Isole Cook. Un luogo dove regna la pace e la natura riesce a dare il meglio di se stessa, facendo credere anche ai più scettici di essere guidata da un’entità soprannaturale.
Le Isole Cook sono un complesso di 15 isolotti appartenenti alla Polinesia neozelandese situate in mezzo all’Oceano Pacifico, che messe insieme hanno un’estensione complessiva di una media città italiana, come Genova o Reggio Calabria. Visitare le Isole Cook, quindi, non richiede moltissimi giorni. L’unico problema è che il tempo che si trascorre lì è direttamente proporzionale alla voglia di dare fuoco al proprio passaporto, per essere costretti a non andare via.
Per la loro posizione remota, raggiungere le Isole Cook non è proprio banalissimo, soprattutto se si arriva dall’Europa. Esse si trovano infatti non solo a debita distanza dalle grandi città collegate con l’isola maggiore tramite voli internazionali, come Sydney o Auckland, ma anche da altre isole turisticamente più attrezzate, come quelle della Polinesia Francese. Per questo motivo, unitamente alle ridotte dimensioni complessive dell’arcipelago, chi arriva dall’Italia sceglie generalmente di abbinare un viaggio alle Isole Cook a qualche altra destinazione. Nel mio caso, la scelta è ricaduta sull’Australia Orientale.
Il mio viaggio fra Australia Orientale e Isole Cook si è svolto ad Agosto 2023. Il mese di Agosto, e in generale i mesi della nostra estate, sono favorevoli sia per visitare determinate attrazioni dell’Australia, come il Red Center e la Grande Barriera Corallina, sia per visitare le Isole Cook, sebbene da quelle parti si debba sempre essere pronti a tollerare qualche pioggia di breve durata. A noi è andata piuttosto bene.
Itinerario in breve
Gli isolotti che compongono le Isole Cook non sono tutti abitati, la maggioranza della popolazione risiede infatti nel più grande di essi, ovvero Rarotonga, che è anche l’unica isola dell’arcipelago ad essere servita da un aeroporto internazionale (RAR). Rarotonga, quindi, è una tappa obbligatoria per chi arriva da qualsiasi nazione.
Oltre a essere complicate da raggiungere, le isole non sono molto ben collegate fra loro. Per tale ragione, i viaggiatori si concentrano normalmente sulle due isole più rinomate, ovvero la già citata Rarotonga e Aitutaki, quest’ultima considerata da molti come la laguna più bella del mondo.
Anche Aitutaki possiede un piccolissimo aeroporto (AIT), collegato però solo tramite voli domestici da e per Rarotonga. Alcune persone aggiungono a queste due isole anche Atiu, cosa che noi però non abbiamo fatto, preferendo concentrarci sulle prime due menzionate. Non ho mai avuto modo di leggere o sentire di qualcuno che abbia visitato altre isole dell’arcipelago oltre a queste 3.
Siamo arrivati a Rarotonga da Sydney (SYD), città con cui si è concluso il nostro itinerario dell’Australia Orientale, e siamo ripartiti una settimana dopo facendo un po’ il giro del mondo (affermazione non così lontana dalla realtà). Di seguito il recap delle varie tappe.
| Day | Location | Note |
|---|---|---|
| 1 | Sydney – Rarotonga | volo SYD-RAR in serata, arrivo RAR in mattinata |
| 1 | Rarotonga, Muri lagoon | Notte a Rarotonga |
| 2 | Rarotonga, Titikaveka | Notte a Rarotonga |
| 3 | Aitutaki, Amuri | Volo RAR-AIT in mattinata. Notte ad Aitutaki |
| 4 | Aitutaki, tour dei motu | Notte ad Aitutaki |
| 5 | Aitutaki, Ootu beach | Notte ad Aitutaki |
| 6 | Aitutaki, Amuri | Notte ad Aitutaki |
| 7 | Rarotonga, Aroa beach | Volo AIT-RAR in mattinata. Notte a Rarotonga |
| 8 | Avarua + volo | Volo nel pomeriggio, scali a ACK, LAX e LHR |
| 10 | Volo + Londra | arrivo a LHR in mattinata. Notte a Londra |
| 11 | casa | volo STN-VCE in mattinata |
Nota 1: il fatto che nella tabella compaia due volte il giorno 1 e si salti il giorno 9 non è un errore! Infatti, l’Australia è uno dei primi paesi in cui inizia il nuovo giorno, mentre le Isole Cook sono uno degli ultimi paesi in cui termina, per cui, percorrendo il tragitto da Sydney a Rarotonga in aereo, di circa 5 ore effettive, si passa da un fuso orario di +8 ore, rispetto all’Italia, a uno di -12. Questo vuol dire che in pratica si vive due volte la stessa giornata. Il contrario accade in senso opposto, per cui praticamente si salta un giorno. Un vero viaggio nel tempo, e senza DeLorean (se non sapete cosa sia una DeLorean, siete cinematograficamente irrecuperabili!).
Nota 2, documenti di viaggio: per entrare nelle Isole Cook serve solo un passaporto con validità di almeno 6 mesi. Il visto viene rilasciato gratis direttamente all’arrivo in aeroporto. Per tutte le informazioni in merito, consultate sempre il sito Viaggiare Sicuri.
Day 1: Rarotonga, Muri Lagoon
Il nostro volo da Sydney parte intorno alle 21, dopo una giornata intensa, nella quale avevamo avuto modo di visitare la città in tempi record. Atterriamo a Rarotonga dopo circa 5 ore di volo. Sono le 7 del mattino dello stesso giorno, che sarà il più lungo della nostra vita!
Ci viene a prendere in aeroporto Sherri, la proprietaria del bnb in cui avevamo deciso di alloggiare. Capiamo subito l’atmosfera del luogo quando facciamo il gesto di indossare la cintura di sicurezza, cosa che ci viene vietata perché “qui si va piano e non serve”. Le auto camminano infatti al massimo a 30 km/h, sull’isola regna la tranquillità totale. Ci sono pochissimi turisti e c’è pochissimo da fare, tanto che gli unici altri “foreigners” che incontriamo (che non potevano che essere italiani anche loro) si lamentano della mancanza di qualsiasi posto in cui si possano spendere dei soldi.
Fra le caratteristiche dell’isola di cui restiamo affascinati, sono da menzionare le abitazioni, ciascuna con il suo cimitero privato visibile dalla strada, e la massiccia presenza di galli e galline, che circolano in totale libertà per l’isola e sulle spiagge.
La location che visitiamo nel primo giorno della nostra avventura alle Isole Cook è Muri Lagoon, probabilmente la parte più famosa di Rarotonga, che raggiungiamo facilmente a piedi dal nostro bnb, assistendo nel mentre a un’aspra battaglia fra galli, che si rincorrevano per punirsi vicendevolmente.
Siamo ufficialmente in paradiso non appena mettiamo piede sulla sabbia, fine e bianchissima come nei sogni. I colori del mare sono a dir poco spettacolari. Restiamo sulla spiaggia fino al tramonto, rifugiati all’ombra delle palme.



Ci ritiriamo infine al nostro bnb per riposarci dopo la lunghissima giornata, cenando con un hamburger di pesce raccattato nell’unico posto nei dintorni che spacciasse cibo, ovvero un chioschetto situato vicino alla spiaggia, che chiudeva nel tardo pomeriggio.
Day 2: Rarotonga, Titikaveka district
Dedichiamo il nostro secondo giorno al distretto di Titikaveka, limitrofo alla Muri lagoon, che raggiungiamo in autobus. Prendere l’autobus a Rarotonga è una discreta esperienza. Ci sono due linee che fanno il giro ad anello dell’isola, una in senso orario e l’altra in senso antiorario, che con molta fantasia si chiamano rispettivamente clockwise e anticlockwise (non ci si può proprio sbagliare). Su questo sito sono riportati gli orari indicativi di passaggio degli autobus dai principali hotel dell’isola, ma in realtà non esistono delle fermate vere e proprie. Per salire sull’autobus, ci si apposta infatti a caso in mezzo alla strada e lo si ferma quando si vede passare. Il discorso analogo vale per scendere, basta chiedere all’autista di fermarsi e si viene accontentati. Gli autobus passano all’incirca con cadenza oraria, fino al tardo pomeriggio, e transitano anche dall’aeroporto. Naturalmente, se per caso dovesse capitarvi di attendere molto più tempo del previsto, non fateci caso.
Seguendo il suggerimento di Sherri, ci facciamo lasciare in prossimità di una spiaggia nota come Fruits of Rarotonga, considerato un ottimo punto snorkeling. La spiaggia è un altro capolavoro della natura ed è praticamente isolata, a parte un piccolo bar di cui approfittiamo per bere qualcosa. L’acqua è piuttosto fredda, ma sarebbe un delitto non fare il bagno.



Rientriamo al bnb in tempo per l’ultima corsa dell’autobus e per procacciare cibo dal nostro spacciatore di hamburger.
Day 3: Aitutaki, Amuri
Il nostro volo per Aitutaki è previsto in mattinata, arriviamo in aeroporto accompagnati nuovamente da Sherri, perché all’ora designata gli autobus non passano ancora. Durante il volo, iniziamo a capire perché la laguna di Aitutaki sia descritta in modo così lusinghiero.



Una volta atterrati, veniamo prelevati da una ragazza del personale del lodge in cui avevamo scelto di alloggiare, il Paradise Cove, che ci accoglie con una collana di fiori in perfetto stile polinesiano, mentre un tizio mediamente attempato intona un canto locale accompagnandosi con un mandolino.
Aitutaki è una laguna molto piccola, infatti impieghiamo pochissimi minuti per arrivare al lodge. La giornata è un po’ uggiosa, quindi decidiamo di restare in prossimità del lodge, situato nella zona di Amuri, a ovest dell’isola. Riusciamo comunque a visitare un po’ la spiaggia e fare anche un bagno negli sprazzi di sole.
La visibilità dei coralli non è ottimale a causa della pioggia che aveva preceduto il nostro arrivo, ma riesco comunque a vedere prima la razza che passa a pochissimi centimetri dal mio addome, e successivamente il simpatico serpente di mare che nuota accanto alla caviglia di mia moglie mentre passeggiamo lungo la riva. I colori del mare, nonostante il cielo non sia limpidissimo… che ve lo dico a fare?



Per la serata, ceniamo al Tamanu Lodge, che raggiungiamo a piedi in una ventina di minuti e che consiglio senza dubbio. Il Paradise Cove, infatti, non ha (o almeno all’epoca non aveva) un proprio ristorante e il Tamanu rappresentava la nostra opzione più vicina. Considerate in generale che di sera, così come di giorno, alle Isole Cook non c’è tutto questo Carnevale di Rio. Del resto, ci deve pur essere un motivo se le Isole Cook sono uno dei pochissimi stati al mondo in cui non è riuscito ad arrivare neppure il Covid.
Day 4: Aitutaki, tour dei motu
È arrivato a questo punto il giorno più atteso del nostro viaggio alle Isole Cook, dedicato al tour dei motu (ovvero delle piccole isolette) di Aitutaki. Scegliamo strategicamente di fare l’escursione di domenica, in quanto solo l’agenzia a cui avevamo deciso di appoggiarci, ovvero Kia Orana Cruise, opera in quel giorno della settimana, quindi ci aspettavamo di trovare pochissima gente. Fra le altre agenzie consultate, menziono Vaka Cruise, Bishop’s Cruise e Teking Tours. Per l’escursione paghiamo 140 NZD a testa (circa 75€), comprensivi di pick up in hotel e pranzo. La cifra può sembrare alta per certi versi, ma raramente ho speso meglio il mio vile danaro. Condividiamo il viaggio con altre due coppie e una cara vecchietta che viaggiava in solitaria.
Il nostro skipper, che coincide anche con il cuoco e col tizio venuto a recuperarci, ci porta subito al motu Rakoa, che rappresenta la nostra prima sosta. Il motu è una perla assoluta che ci lascia senza parole, tuttavia ci fermiamo poco, perché il nostro skipper ci preannuncia che le tappe successive saranno ben più memorabili. Sul motu, comunque, ci siamo solo noi.



Ripartiamo quindi piuttosto rapidamente per raggiungere la nostra seconda destinazione, ovvero One Foot Island, e prima ancora di scendere dalla barca comprendiamo l’affermazione del nostro skipper. La bellezza di questo luogo è davvero indescrivibile, i colori del mare sono una roba mai vista (e fortunatamente, di spiagge da cartolina ne ho viste molte) e la sabbia è di un bianco accecante. Sull’isola, nonostante le dimensioni ridottissime, c’è anche un ufficio postale che mette il timbro a forma di piede sul passaporto a chi lo richiede, opportunità che non ci siamo lasciati scappare.



La sosta a One Foot Island dura meno di quanto sperassimo, purtroppo le cose belle spesso sono anche effimere. Prima di dirigerci verso l’ultimo motu, ovvero Honeymoon Island, facciamo una breve sosta snorkeling in mezzo al mare, circondati da dei pesci enormi, in un’acqua limpidissima!



Raggiungiamo quindi infine Honeymoon Island, il nostro ultimo motu, dove è previsto anche il pranzo. Non so dirvi se questo motu sia ancora più incantevole di One Foot Island, ma faccio fatica a credere che nel mondo possano esistere luoghi più paradisiaci di questi due isolotti. Ad oggi, l’unica isola che rivaleggia con essi, per quanto mi riguarda, è Onuk Island, nelle Filippine, per il resto ho adorato Honeymoon Island e One Foot Island più di altri luoghi incantevoli sparsi fra Maldive, Caraibi, Zanzibar, Australia o Sardegna. Vi dico solo che a un certo punto non capivo più nulla (non che normalmente vada in generale meglio, pensandoci bene!), e soprattutto non sapevo se quella fosse la realtà o se stessi sognando. Davvero indescrivibile.









Terminata la sosta a Honeymoon Island, rientriamo tristemente alla base, cosa che mi lascia pensare che il nostro skipper fosse una brutta persona.
Day 5: Aitutaki, Ootu Beach
Il nostro terzo giorno nella laguna di Aitutaki è dedicato a Ootu beach, una spiaggia situata a est dell’isola e fra le più note delle Cook. La spiaggia è un po’ lontana dal nostro lodge, quindi la raggiungiamo con un taxi locale. Appena vedo il mare, inizio a pensare che l’acqua sia colorata artificialmente, oppure che la mia vista stia andando a farsi benedire, perché fatico a immaginare che i colori che vedo siano reali. In aggiunta, ci sono sandbar ovunque.



Restiamo sulla spiaggia tutto il giorno, rientrando infine nuovamente in taxi al nostro lodge.
Day 6: Aitutaki, Amuri
Per il nostro ultimo giorno ad Aitutaki, decidiamo di rilassarci vicino al nostro lodge, anche perché abbiamo già visto praticamente tutto quello che volevamo. Ne approfittiamo anche per fare un giro della laguna in kayak, che si rivela piuttosto avvincente, infatti dovremo riportare il kayak sulla riva camminando, per evitare di rimanere impigliati fra i coralli, col rischio di danneggiarli, a causa dell’improvviso abbassamento della marea.

Day 7: Rarotonga, Aroa Beach
Riprendiamo l’aereo da Aitutaki in mattinata per rientrare a Rarotonga, dove trascorriamo il nostro ultimo giorno pieno del viaggio. Ci sono un po’ di galli all’imbarco, ma ormai ci siamo abituati, e comunque è divertentissimo vederli accompagnare i turisti che sono in fila. È una bella giornata, per cui ci godiamo nuovamente lo spettacolo dall’aereo durante il tragitto.

Dopo l’atterraggio a Rarotonga, arriviamo in autobus al nostro lodge, il Black Pearl, che stavolta abbiamo prenotato nel distretto di Arorangi. Sotto suggerimento dei proprietari, decidiamo di fare il nostro ultimo bagno ad Aroa beach, un’altra spiaggia da sogno. La giornata è piuttosto ventilata e non abbiamo molta voglia di tuffarci, ma ci incuriosiamo per la gente che vediamo fare il bagno con maschera e pinne, per cui alla fine cediamo. E meno male…





Lo snorkeling ad Aroa Beach è fenomenale, con una bellissima barriera visibile a pochissimi metri dalla riva. Terminiamo infine la giornata con una cena in un locale sulla spiaggia vicino al nostro lodge.
Day 8: Rarotonga, Avarua e volo di rientro
Utilizziamo la mattinata del nostro ultimo giorno per visitare un po’ Avarua, la capitale delle Isole Cook. Trattasi di una città piccolissima con qualche negozio e poco altro, ma visto l’esiguo tempo a disposizione ne approfittiamo per comprare qualche ricordo ignorante da portare a casa. Non entro troppo nei dettagli della città, perché onestamente si può fare a meno di visitarla.
Nel primo pomeriggio, ci dirigiamo in autobus in aeroporto, ci aspetta un lungo viaggio nel quale, fra l’altro, verranno smarriti i nostri bagagli. Ma chissene, abbiamo appena visitato il paradiso!
Conclusioni
Tornando indietro, non cambierei nulla del nostro itinerario. Il tempo dedicato a ciascuna isola ci è sembrato corretto per visitare tutto ciò che ci interessava, al netto del fatto che non saremmo mai voluti tornare a casa.
Fra Rarotonga e Aitutaki, ho preferito la seconda isola, e credo anche di aver capito perché sia considerata la laguna più bella del mondo, sebbene non abbia visto tutte le altre. Magari un giorno mi ricrederò (e lo spero anche), ma faccio fatica a pensare che possa esistere un luogo più bello di quello. La giornata più memorabile è stata sicuramente quella del tour dei motu, che rappresenta bene la mia idea di paradiso. Ancora oggi, a distanza di qualche anno, rivedendo le foto non riesco a credere di essere stato in posti del genere. Stupende comunque tutte le spiagge, sia di Aitutaki, sia di Rarotonga.
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