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Dhigurah (Atollo di Ari Sud)

“All’ombra dell’ultimo sole

Si era assopito un pescatore

E aveva un solco lungo il viso

Come una specie di sorriso.”

F. De Andrè, Il pescatore

Indice

Introduzione

Le Maldive sono un paese il cui territorio è composto da 26 atolli, per un totale di oltre 1000 isole, di cui circa 200 abitate (queste ultime, dette Isole dei pescatori). Comprenderete bene, quindi, che non sia banalissimo scegliere le isole da visitare, anche perché, nel sentire comune, sono tutte bellissime e ciascuna offre la possibilità di fare diverse attività. Spiegherò nel dettaglio in altri articoli gli aspetti da tenere presenti nella selezione, in questo mi focalizzo sulla prima delle isole dei pescatori in cui ci siamo fermati, ovvero Dhigurah, nell’atollo di Ari sud.

Dhigurah è un’isola un po’ diversa rispetto a quelle che si trovano generalmente nelle Maldive. Il suo nome vuol dire letteralmente “isola lunga”, infatti si tratta di un’isola caratterizzata da una forma allungata, estendendosi per circa 4 km in lunghezza e circa 500 metri nella sua massima larghezza.

I motivi principali per cui Dhigurah è stata una delle isole selezionate per il nostro viaggio sono essenzialmente 3:

  1. Si tratta di un’isola sufficientemente distante dalla capitale, fra gli aspetti da tenere in generale maggiormente in considerazione, in quanto man mano che ci si avvicina alla capitale le isole diventano sempre più cementificate e turistiche, oltre che meno salvaguardate (in compenso, il costo è generalmente più basso se si resta nei dintorni di Malè).
  2. La sua lunghissima sandbank: si tratta di una lingua di sabbia che costituisce il punto terminale dell’isola, alla quale è possibile accedere facilmente anche a piedi. Per la sua conformazione e per i colori dell’acqua intorno alla lingua di sabbia, la spiaggia legata alla sandbank è considerata fra le più belle di tutte le Maldive.
  3. L’elevata probabilità di avvistare lo squalo balena. Anche se siete in altre isole dell’atollo di Ari (nord o sud) e in alcuni casi finanche in altri atolli, le escursioni che si organizzano per gli avvistamenti comprendono sempre il transfer per Dhigurah, con il prezzo dell’escursione che sale con la distanza da quest’isola (ci sono anche altri fattori per cui il prezzo può variare, ma la faccio semplice). Poiché l’avvistamento degli squali non è garantito, abbiamo pensato che fosse più conveniente trovarsi direttamente sul posto per aumentare le probabilità di poterli vedere, contenendo i costi, soprattutto nel caso in cui fosse stato necessario ripetere l’escursione. Come racconterò, tenere in conto questo aspetto è stata una scelta vincente.

Sull’isola è poi presente una lunga bikini beach, nella quale è possibile fare il bagno, oltre alla sopracitata spiaggia della sandbank. A proposito della bikini beach, ricordo che nelle isole dei pescatori non è possibile fare il bagno ovunque per rispetto della cultura religiosa maldiviana, legata all’Islam, ma vengono messe a disposizione dei turisti alcune aree in cui è possibile restare in costume.

Itinerario in breve

Come quasi tutte le isole dei pescatori, Dhigurah offre la possibilità di una vasta gamma di escursioni, che possono generalmente essere organizzate in modo semplice tramite la propria guest house. Per ciascuna isola, le guest house organizzano grosso modo le stesse escursioni, con prezzi che generalmente variano poco. Non tutte le guest house, però, riescono ad organizzare escursioni in atolli più o meno distanti, e poiché a noi interessava, fra le altre, la possibilità di visitare in giornata l’atollo di Vaavu, abbiamo fatto una ricerca accurata degli alloggi più confacenti ai nostri desideri.

Abbiamo trovato due strutture che facevano al nostro caso. La prima è il Dhiguveli Maldives, scelta per l’alloggio, che si appoggia al diving center GoDivers. La seconda, che è invece quella con cui abbiamo organizzato tutte le escursioni, è l’Akiri Dhigurah, per la quale abbiamo optato perché offriva escursioni a nostro avviso meglio organizzate, oltre che a prezzi più competitivi. Come già riportato nel mio articolo sull’escursione nell’atollo di Vaavu, ricordo che di norma ciascun diving center serve solo gli ospiti di determinate strutture. Il GoDivers, ad esempio, non accetta per le sue escursioni ospiti di strutture diverse dal Dhiguveli Maldives o dal Dhiguveli Breeze. Per quanto riguarda l’Akiri, sono riuscito a farci accettare grazie al fatto che, al momento della mia richiesta di informazioni (precedente la partenza), la struttura fosse al completo.

Fra le altre strutture che organizzano l’escursione nell’atollo di Vaavu, menziono anche il Seaside Dhigurah, che però non abbiamo selezionato perché fuori budget. Fra le altre guest house consultate, figurano infine il Tides Dhigurah e il Bliss Dhigurah, di cui riporto il listino con tutte le escursioni, insieme a quelle del GoDivers e dell’Akiri.

Le escursioni a cui eravamo maggiormente interessati erano quelle legate agli avvistamenti della fauna selvatica (soprattutto squali balena e squali nutrice) e alla possibilità di visitare qualche sandbank. La nostra permanenza a Dhigurah è durata complessivamente 5 giorni, di cui 4 pieni. Abbiamo partecipato ad un’escursione in ognuno dei 4 giorni pieni a disposizione, complice il meteo favorevole. Di seguito il recap delle nostre attività.

DayAttività
1Arrivo e visita alla sandbank dell’isola
2Escursione atollo di Vaavu
3Escursione squalo balena – tentativo 1
4Escursione mante + sandbank remota
5Escursione squalo balena – tentativo 2

Day 1: arrivo a Dhigurah e visita alla spiaggia della sandbank

Il nostro volo atterra puntuale all’aeroporto di Malè intorno alle 10 di mattina. La nostra struttura aveva organizzato il pick up in aeroporto tramite una loro persona di riferimento, che ci ha condotto al porto (raggiungibile a piedi) per prendere la speedboat, con la quale siamo giunti infine a Dhigurah in un’oretta e mezza circa. La speedboat per Dhigurah ha un costo di 60 USD a persona. In alternativa, è possibile arrivare a destinazione a un costo decisamente ridicolo (pochi dollari) tramite le imbarcazioni locali (dette dhoni), ma i tempi necessari sono biblici. Potete consultare gli orari dei transfer con tutte le rotte su Atoll Transfer.

Prendiamo possesso della nostra stanza e pranziamo velocemente nel ristorante del nostro hotel, in modo da riuscire ad arrivare alla sandbank dell’isola nel primo pomeriggio. Per stringere i tempi, utilizziamo un tuk tuk messo a disposizione dalla nostra struttura al costo di pochi dollari. Il tuk tuk ci lascia in prossimità della sandbank, alla quale giungiamo dopo un breve tratto a piedi sulla sabbia. La sandbank è davvero bellissima, sul posto ci sono anche degli ombrelloni e delle sedie utilizzabili in maniera random da chi arriva prima. Prendiamo tutto il tempo per qualche foto, prima di fare un bagno rinfrescante. È possibile nuotare in prossimità della sandbank sia a est che a ovest, ma lo snorkeling non è per nulla imperdibile.

Ritorniamo dopo qualche ora verso il nostro hotel a piedi, passando lungo il sentiero interno dell’isola, e ci godiamo il tramonto dalla bikini beach. Ceniamo, come accadrà anche per le altre sere, direttamente al ristorante della nostra guest house.

Day 2: Escursione nell’atollo di Vaavu

Ci alziamo abbastanza presto perché il pick up presso la nostra guest house, organizzata dall’Akiri, è previsto intorno alle 8. L’escursione prevede diversi spot:

  1. Avvistamento dello squalo leopardo (generalmente non garantito, noi siamo stati fortunati)
  2. Avvistamento dei delfini
  3. Snorkeling con gli squali nutrice
  4. Visita di una sandbank dell’atollo
  5. Snorkeling nei pressi di un relitto

Il motivo per cui abbiamo optato per l’Akiri, anziché per il diving center di riferimento della nostra guest house, è legato al fatto che l’escursione organizzata da quest’ultima prevede solo gli spot 3 e 5, peraltro a un costo complessivo maggiore. Con l’Akiri, l’escursione costa 140 USD, che scendono a 100 USD se si decide di non tuffarsi con gli squali nutrice. Trovate i dettagli sul mio articolo relativo all’escursione nell’atollo di Vaavu, su cui c’è tanto da dire.

Rientriamo dall’escursione intono alle 16, in tempo per un bagno alla bikini beach. Qui lo snorkeling è decisamente migliore rispetto a quello nei dintorni della sandbank dell’isola, anche se ancora su livelli inferiori rispetto a quanto vedremo nei giorni successivi, nonostante una bella tartaruga che riesco a vedere a distanza ravvicinata.

Snorkeling alla Bikini Beach

Day 3: Escursione con gli squali balena, tentativo 1

Il pick up è previsto intorno alle 9:30, ci troviamo in un gruppo piuttosto nutrito di persone, in prevalenza italiane. Il costo dell’escursione è di 90 USD, comprensivo di attrezzatura, e prevede anche una sosta in un punto snorkeling in una zona remota della barriera. Saliti a bordo, gli skipper ci spiegano un po’ come funziona l’escursione. In buona sostanza, ci si avvicina alla zona in cui gli squali si trovano di frequente e una volta sul posto gli equipaggi delle varie imbarcazioni li cercano tramite i droni, un po’ come avevano fatto con lo squalo leopardo durante l’escursione nell’atollo di Vaavu. Il primo equipaggio che avvista gli squali invia una segnalazione a una sorta di centralina di comando e a tutte le altre barche, che si muoveranno in direzione degli animali. Ciononostante, l’avvistamento degli squali non è garantito, in quanto ad essi non viene, giustamente, dato da mangiare.

Il nostro primo tentativo, non a caso, va a vuoto. Dopo qualche ora di ricerca, i nostri skipper ci avvisano infatti che dobbiamo battere in ritirata, in quella giornata di squali balena non c’è traccia, a differenza di quanto era accaduto nei giorni precedenti. Dirottiamo quindi verso il punto snorkeling, la sosta sarà abbastanza lunga per provare a compensare la delusione. Poiché non ci sono stati avvistamenti, l’Akiri ci fa pagare 70 USD anziché 90.

Lo snorkeling, comunque, è piuttosto suggestivo. Avvistiamo, fra gli altri, un paio di squali di barriera (pinna nera) e una bellissima aquila di mare.

Ritorniamo infine a Dhigurah, poiché manca ancora tutto il pomeriggio ritorniamo alla sandbank, stavolta noleggiando una bicicletta.

Day 4: Escursione con le mante + sandbank

Poiché ci era già capitato, anche in altri viaggi, di vedere aquile di mare e razze in abbondanza, non eravamo troppo interessati a partecipare a un’escursione finalizzata all’avvistamento delle mante (anche perché abbiamo in programma altri viaggi in cui probabilmente ci capiterà di vederne). Il nostro obiettivo principale della giornata è infatti la sandbank remota. Tuttavia, poiché il costo dell’escursione organizzata dall’Akiri, che prevede mante + sandbank, è uguale a quello dell’escursione organizzata dal GoDivers, che prevede solo la sandbank, optiamo per la combinazione proposta dall’Akiri. Il costo finale è di 70 USD a persona, comprensivo di attrezzatura per lo snorkeling.

Ci dirigiamo subito verso il punto in cui di solito vengono avvistate le mante. L’equipaggio riesce ad avvistarne un paio col solito drone, per cui ci fiondiamo verso gli animali. L’avvistamento funziona un po’ come per gli squali balena, per cui, arrivati in prossimità delle mante, ci ritroviamo in mezzo a una fitta folla. Fortunatamente, le mante nuotano abbastanza in fondo, non vengono infastidite troppo dalle persone, sebbene dubito che la confusione le aggradi molto. Sulle mante c’è poco da dire, l’eleganza dei loro movimenti è indescrivibile.

Manta

Dopo il bagno con le mante, raggiungiamo la sandbank, attrazione per noi principale dell’escursione. È ancora una volta una bella giornata di sole, che ci fa apprezzare ancora di più i colori del mare a dir poco stupendi che circondano la lingua di sabbia. Sulla sandbank è presente anche un piccolo lago salato, che crea dei bellissimi effetti con la luce.

È molto apprezzabile anche lo snorkeling nei pressi della lingua di sabbia, anche in questo caso riusciamo a vedere qualche squalo di barriera. Rientriamo infine a Dhigurah nel primo pomeriggio, chiudendo la giornata nuovamente alla bikini beach.

Day 5: Escursione con gli squali balena, tentativo 2

Dopo il primo tentativo andato a vuoto, decidiamo di riprovare ad avvistare lo squalo balena, ripetendo l’escursione di due giorni prima. Anche stavolta, l’Akiri ci viene incontro con un piccolo sconto, permettendoci di pagare 70 USD a testa, guida inclusa. In questa circostanza siamo solo in 6 su un piccolo motoscafo, molta gente preferisce non provare di nuovo nel timore di perdere altri soldi. È lo stesso timore che abbiamo noi, ma è anche il nostro ultimo giorno, e non sappiamo se avremo altre possibilità in futuro.

La giornata inizia piuttosto male. Dopo oltre due ore di attesa, ancora nessun segno di vita. Ripieghiamo nuovamente su un punto snorkeling, diverso da quello della prima escursione, prendendoci un po’ di tempo, nell’attesa che qualcuno si faccia vivo. Lo snorkeling ha qualche sprazzo emozionante, con qualche bel branco di pesci colorati e un paio di tartarughe ad allietarci il momento.

Punto snorkeling

Risaliamo quindi sulla barca, ancora nulla. Nel frattempo una persona del nostro gruppo inizia anche a vomitare per il mal di mare, e io comincio a pensare che anche stavolta rientreremo a casa con un nulla di fatto. All’improvviso, però, arriva un messaggio agli skipper. “Preparatevi, lo hanno avvistato”. Il motoscafo sfida il mare mosso per arrivare sul posto prima possibile, ci fermiamo non appena vediamo un ammasso di gente accalcata. Ci tuffiamo la prima volta nella speranza di riuscire a vedere qualcosa, ma la folla è troppo densa e non riusciamo ad avvicinarci. La guida ci suggerisce di risalire sul motoscafo per dirigerci verso un punto dal quale lo squalo sembra dover passare, dove arriviamo in pochi secondi. Ci tuffiamo, in quel momento in quel punto ci siamo solo noi. Dopo una decina di secondi, vedo un punto nero in acqua che si fa sempre più grande: è lui, finalmente ci siamo. Resto ammaliato dalla sua dimensione e dal suo movimento lento e calmo, riesco a riprenderlo anche piuttosto bene. È un momento piuttosto emozionante, che tuttavia dura poco. In pochissimi istanti, veniamo raggiunti infatti da una folla di turisti scalmanati e molesti, che si fanno spazio con la forza, nel tentativo di raggiungere lo squalo e farsi un selfie figo con lui. Nonostante le raccomandazioni degli equipaggi maldiviani, che invitano a restare ad almeno 3 metri di distanza dallo squalo, molta gente si avvicina per cercare addirittura di toccarlo.

A quel punto sono costretto a sfilarmi, non potendo più godere del momento in tranquillità. Se da una parte l’emozione è stata forte, dall’altra la gestione dei gruppi di turisti fa acqua da tutte le parti. Risaliamo quindi sul motoscafo, sono infastidito dai turisti molesti, ma felicissimo dell’esperienza.

Rientriamo a questo punto a Dhigurah per un ultimo bagno alla bikini beach, chiudendo infine la giornata con un nuovo, meraviglioso tramonto. Il giorno successivo, ci dirigiamo nella seconda isola dei pescatori che abbiamo scelto di visitare, ovvero Omahdoo, ancora nell’atollo di Ari sud. Per arrivare a Omahdoo, avevamo organizzato una speedboat privata con la struttura in cui avremmo alloggiato, costata 150 USD in totale. Ma quella è un’altra storia.

Conclusioni

I nostri 5 giorni a Dhigurah sono stati molto intensi, siamo riusciti a fare tutto quello che avevamo pianificato, anche grazie alle condizioni meteo favorevoli, per cui non possiamo che ritenerci assolutamente soddisfatti dell’esperienza. La scelta dell’isola è stata a mio avviso giustissima, sia per le escursioni che siamo riusciti ad organizzare, sia per sua la relativa vivacità. Parlo di relativa vivacità perché non ci siamo mai annoiati e abbiamo avuto modo di socializzare un minimo con qualche viaggiatore incontrato nelle escursioni, ma non bisogna aspettarsi certamente il Carnevale di Rio. Non è stato così su altre isole.

Anche la scelta della struttura in cui abbiamo alloggiato è stata ottimale. La nostra stanza era piuttosto spaziosa e ben gestita, con pulizia e cambio asciugamani quotidiana. Il ristorante era buono, sebbene in generale la cucina maldiviana non mi abbia comunque entusiasmato. In più, si tratta di una delle guest house più vicine alla bikini beach, tanto che in spiaggia prendeva anche il wifi! Tornando indietro, la sceglierei di nuovo, anche per il buon rapporto qualità/prezzo.

Soddisfattissimi poi delle escursioni, al netto di qualche aspetto sgradevole legato alla gestione degli ecosistemi, cosa piuttosto diffusa in tutte le Maldive, secondo la nostra esperienza.

Non è facile elencare i momenti migliori, ma faccio un tentativo:

  1. I primi 10 secondi con lo squalo balena, un’emozione tanto unica quanto effimera, rovinata dalla gestione complessiva estremamente discutibile.
  2. La sandbank nell’atollo di Vaavu, colori splendidi diffusi su un’area piuttosto vasta, nonostante le piccole dimensioni della lingua di sabbia.
  3. La sandbank remota nelle vicinanze di Dhigurah, dai colori paradisiaci che mi aspettavo dalle Maldive.

Nota costi, a parte quelli già riportati: per 5 notti al Dhiguveli Maldives, abbiamo speso 540 USD in due, per il cibo si parla invece di una media di una decina di USD a persona per un pasto completo, e della metà per uno snack (tipo omelette o sandwich).

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