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Costa Rica on the road

“Pura Vida!” – Espressione tipica costaricana

Indice

Introduzione

Due parole che rappresentano uno stile di vita, più che un semplice augurio. “Pura vida!”. Lo senti ripetere costantemente da ogni persona che si rivolge a te. Ringrazi qualcuno perchè ti ha dato un’informazione? “Pura vida!”. Ti portano da mangiare? “Pura vida!”. Chiedi se puoi parcheggiare l’auto di fronte al negozio vicino? “Pura vida!”. Potrebbero risponderti così anche se gli rivolgi un’offesa random in dialetto veneto, ma pensandoci bene non c’è un vero motivo per cui non dovrebbero farlo. Qualcuno ha definito il Costa Rica (“il” è corretto, sono stato sorpreso anche io come quando ho scoperto che Titti il canarino è un maschio!) come la nazione più felice del mondo, e onestamente per quello che ho visto ho avuto questa sensazione anche io, sebbene la gente non viva propriamente nel lusso e nell’agio più totali. O forse, andando in profondità, è proprio questo il motivo.

Nel mio viaggio in Costa Rica sono stato accompagnato da una coppia di cari amici, con i quali ho definito un itinerario on the road che ci ha permesso di affacciarci a distanza di pochi giorni prima sul Mar dei Caraibi e poi sull’Oceano Pacifico, mentre visitavamo 6 dei 23 vulcani che si trovano nel paese, che per dare un’idea ha le dimensioni di Piemonte e Lombardia aggregate, sentendo nel frattempo sulla nostra pelle tutti i gradi di umidità derivanti dai 15 diversi microclimi generati dalla varietà degli ecosistemi. Il periodo migliore per visitare il Costa Rica corrisponde al nostro inverno, fino ad Aprile inoltrato, mese su cui è ricaduta la nostra scelta. Tuttavia, come mi disse una gentile signora quando le chiesi come fosse il meteo in quel periodo, in Costa Rica “nunca se sabe” (non si sa mai).

Per visitare il Costa Rica serve solo il passaporto con validità residua di almeno 6 mesi, il visto si ottiene gratuitamente in loco.

Itinerario (15 giorni on the road)

Per il nostro viaggio on the road, ci siamo serviti di un’auto 4×4 ignorantissima noleggiata in loco, che ci ha permesso di fronteggiare al meglio le varie strade, tutte ben dissestate. Di seguito, un recap delle varie tappe:

DayItinerarioNote
0arrivo a San Josè in serataVolo MAD-SJC, notte a San Josè
1transfer Tortuguero, Tortuguero NPNotte a Tortuguero Park
2Tortuguero NPNotte a Tortuguero Park
3transfer vulcano Arenal, Arenal NPNotte a Arenal
4Arenal NPNotte a Arenal
5Tenorio NPNotte a Tenorio
6Rincon de la Vieja NPNotte a Rincon de La Vieja
7Playa El CocoNotte a Playa Conchal
8Playa Conchal, Playa FlamingoNotte a Tamarindo
9Carara NPNotte a Jacò
10Manuel Antonio NPNotte a Manuel Antonio
11Marino Ballena NPNotte a Marino Ballena
12Marino Ballena NPNotte a Los Quetzales
13Los Quetzales NPNotte a Los Quetzales
14Irazu NPVolo SJC-MAD
15arrivo in Italia –

Day 0: Arrivo a San Josè

Il viaggio inizia dall’aeroporto di Stoccarda (è il mio periodo germanico) senza particolare ansia, visto che il volo prevede un comodissimo scalo a Madrid di circa 23 ore, cosa che mi consente di uscire dall’aeroporto e visitare la capitale spagnola, prendendo due piccioni con una fava, come si suol dire. Ma quella è un’altra storia. Da Madrid parto con un lungo volo diretto a Panama, dove è previsto un altro scalo di un paio d’ore, prima del volo definitivo per San Josè. Durante il volo per Panama mi diletto a osservare gli isolotti che si susseguono mentre si sorvola la zona dei Caraibi, che trovo molto suggestiva.

Incontro i miei amici direttamente a San Josè, è già mezzanotte inoltrata (che per il mio fisico corrispondono alle 7 di mattina, visto il fuso orario di 7 ore con la Germania), per cui ci dirigiamo senza rifletterci troppo al nostro hotel a San Josè, per riposarci e prepararci all’inizio della nostra avventura.

Day 1: Tortuguero National Park

Ci svegliamo con tranquillità ma non troppa, abbiamo già smaltito furbescamente il fuso orario arrivando sfiniti la sera precedente, per cui siamo freschi e combattivi. Dopo esserci rifocillati con una buona colazione a base di frittata di uova e frutta fresca locale, andiamo a ritirare la nostra auto a noleggio, passiamo a comprare cibo e una SIM locale, e ci incamminiamo verso La Pavona, dove è situato il porto da cui partono le barche per il Parco Nazionale del Tortuguero. “Porto” in realtà è una parola grossa, ma non so come tradurre correttamente il termine “embarcadero”. Arriviamo lì dopo circa 3 ore, parcheggiamo l’auto (che resterà lì gratuitamente per i due giorni successivi) e saliamo su una delle piccole imbarcazioni dirette al parco, che raggiungiamo in circa mezz’ora.

Il primo impatto col parco è devastante a causa dell’umidità, che probabilmente ha un tasso del 150%, una cosa mai vista. Ricordo di aver pensato seriamente che se il clima fosse stato lo stesso anche nelle destinazioni previste nei giorni successivi non sarei sopravvissuto. Fortunatamente c’è una spiaggia vicina al nostro alloggio, e siamo sul Mar dei Caraibi! È un vero peccato però che non sia balneabile, a causa della fortissima corrente e della presenza massiccia di squali, che tendono ad avvicinarsi fino alla riva. Un combinato disposto che fa aumentare improvvisamente le mie capacità di sopportare la calura. La spiaggia comunque è carina, con una folta vegetazione, anche se i colori dei Caraibi non sono minimamente visibili.

Spiaggia del Parco Nazionale del Tortuguero

Utilizziamo il tempo che ci resta per prenotare le due escursioni del giorno successivo e decidiamo di ritornare sulla spiaggia verso sera per approfittare della brezza rinfrescante, tuttavia veniamo richiamati da un tizio locale che ci avverte che, intorno all’orario che si sta avvicinando, la spiaggia è spesso occupata dai giaguari, perché hanno bisogno di rinfrescarsi anche loro. Chiudiamo quindi la nostra giornata con una cena tipica e una passeggiata sull’isola.

Day 2: Tortuguero National Park

Ci alziamo (poco riposati a causa dell’umidità opprimente) di buon mattino, in quanto l’escursione inizia alle 6. Si tratta di un’escursione guidata su una piccola barca, con cui raggiungiamo i punti salienti del parco. Fa piuttosto caldo, ma dobbiamo stare attenti a non farci prendere dalla voglia di mettere la mano in acqua per rinfrescarci, per evitare di rischiare che diventi un pasto per i coccodrilli. Per il resto, tutto assolutamente in sicurezza. A proposito di coccodrilli, poco dopo essere saliti sulla barca, scorgiamo un bel caimano a pochi metri da noi con i suoi cuccioletti, una scena tenerissima.

Proseguiamo il giro, che durerà in totale circa 3-4 ore, immersi nella vegetazione rigogliosa e nella fauna variegata del parco.

Nel pomeriggio ci attende una seconda escursione, che consiste in una camminata rigorosamente guidata all’interno della foresta. L’escursione non risulta particolarmente entusiasmante, vediamo una tartaruga gigante in lontananza, ma poco altro. E non so se sia un bene o un male, visto che quello è il posto dove i giaguari di cui sopra passano solitamente la giornata. Ci ritiriamo quindi alla base, per passare la nostra seconda e ultima notte immersi nell’umidità.

Day 3: Parco Nazionale del Vulcano Arenal

Ci alziamo molto presto per salutare il Tortuguero, dove abbiamo visto di tutto fuorchè tartarughe, per prendere la prima barca per La Pavona. Arrivati sulla terraferma, ci dirigiamo verso il Parco Nazionale del Vulcano Arenal, dopo esserci rimpossessati della nostra auto. Arriviamo al parco in circa 3 ore e mezza di strada e iniziamo subito a esplorare i vari sentieri, dopo avere lasciato i bagagli in hotel. Iniziamo dai più semplici, visto che ci è rimasto solo il pomeriggio a disposizione.

I percorsi non sono particolarmente avvincenti, ma riusciamo a vedere un piccolo laghetto nelle vicinanze, oltre a un ottimo scorcio del vulcano, mentre ne approfittiamo per sorseggiare i nostri primi ottimi batidos di frutta fresca. Terminiamo la giornata con un po’ di relax in una specie di terme naturali facilmente raggiungibili.

Lasciamo la ciccia per il giorno successivo, in cui decidiamo di arrivare prima al lago formatosi nel cratere di un piccolo vulcano accanto all’Arenal, e poi alle cascate La Fortuna.

Day 4: Parco Nazionale del Vulcano Arenal

Il sentiero per arrivare al cratere, oltre a essere difficile e faticoso, è anche illegale, a causa di alcuni tratti considerati particolarmente pericolosi. Decidiamo tuttavia di avventurarci, con la promessa a noi stessi che saremmo tornati indietro nel caso in cui avessimo ravvisato rischi di qualsiasi tipo durante il cammino. Alla fine impieghiamo quasi tutta la giornata fra andata e ritorno, incontrando in realtà un unico tratto rischioso, per attraversare il quale bisognava essenzialmente rotolarsi su un tronco d’albero, facendo attenzione a non scivolare per evitare di cadere in un piccolo dirupo, ma aiutandoci a vicenda non è stato nulla di complicato, e nemmeno troppo avvincente. A rendere invece tutto più complicato è la pioggia, che inizia a cadere abbondante appena raggiungiamo il lago, per cui iniziamo la discesa senza avere la possibilità di rifiatare. Il cratere comunque è un bel posto, il percorso nulla di particolare, ma si vedono delle bellissime piante.

Trekking fino al cratere, Parco Nazionale del vulcano Arenal

Una volta rientrati, chiudiamo la visita al parco dell’Arenal con la cascata La Fortuna, che raggiungiamo tramite un breve sentiero. La cascata ha un salto di circa 30 metri, l’acqua è abbondante.

Cascata La Fortuna

Chiudiamo infine la giornata con una cena a base di un ottimo ceviche.

Day 5: Parco Nazionale del Vulcano Tenorio

Ripartiamo senza fretta dopo una buona colazione e raggiungiamo il Parco Nazionale del Vulcano Tenorio dopo un’oretta e mezza di strada. L’attrazione principale del parco sono le cascate del Rio Celeste, così chiamate per il colore azzurrissimo che assume il fiume, grazie al riflesso della luce sui metalli depositati sul fondo. Il percorso per arrivarci non è imperdibile, nel nostro caso anche perché la pioggia rende il sentiero una fanghiglia. Tuttavia le cascate sono davvero belle, e il colore azzurro intenso si intravede nonostante non sia una giornata soleggiata.

Fra andata e ritorno impieghiamo poco, per cui ne approfittiamo per rifiatare e bere un latte di cocco, gentilmente offerto da un tizio fuori dal parco. Rientriamo infine in hotel senza fretta già nel tardo pomeriggio.

Day 6: Parco Nazionale Rincon de la Vieja

Ripartiamo abbastanza sul presto dal Vulcano Tenorio, arrivando al Parco Rincon de la Vieja dopo un paio d’ore di strada. Iniziamo in questo modo ad avvicinarci sul versante pacifico del paese e lasciamo finalmente indietro la pioggia. Iniziamo subito a esplorare il parco con il sentiero che conduce a un bellissima cascata, non altissima ma dai colori limpidissimi. Il sentiero è molto pittoresco, con una vegetazione particolarissima e diverse scimmie che ci fanno compagnia durante il cammino.

Ci rilassiamo seduti accanto alla cascata per un’oretta e riprendiamo la visita del parco dirigendoci verso la zona delle fumarole, che raggiungiamo tramite un altro breve sentiero. Le fumarole non sono grandissime, ma emanano un forte calore e le bolle sono assolutamente vistose. Anche il paesaggio circostante è molto particolare, sia in termini di vegetazione, dai colori completamente diversi da quelli del sentiero precedente, che in termini di fauna, data la concentrazione di iguana e lucertole di varia specie.

Terminiamo la visita in qualche ora, a quel punto non ci resta che dirigerci verso il nostro bnb.

Day 7: Penisola di Nicoya – Playa El Coco e Playa Flamingo

Finalmente un po’ di mare, ci aspettano due giorni di relax immersi nelle spiagge della penisola di Nicoya, sul versante pacifico. È la prima volta che vedo l’Oceano Pacifico, le aspettative sono alte. Iniziamo da una delle spiagge più famose, ovvero Playa El Coco, potete immaginare perché si chiami così. È una distesa di sabbia abbastanza ampia, con una vegetazione rigogliosa. L’acqua è limpidissima, tuttavia i colori del mare sono decisamente al di sotto delle aspettative. Restiamo comunque lì per la prima parte della giornata.

Playa El Coco

Dopo la pausa pranzo, visitiamo Playa Flamingo, una spiaggia non lontanissima da Playa El Coco, a cui accediamo furtivamente passando da un resort. Sulla spiaggia non c’è nessuno, se non si contano le diverse specie di iguana immobili al sole. Anche in questo caso i colori non sono speciali, ma la spiaggia ha il fascino del luogo isolato in mezzo al nulla. Restiamo qui fino al tramonto, per poi dirigerci al nostro bnb.

Playa Flamingo

Day 8: Penisola di Nicoya – Playa Conchal e Playa Tamarindo

La giornata è dedicata a Playa Conchal, in cui restiamo per gran parte della giornata, e Playa Tamarindo, che visitiamo nel pomeriggio. Playa Conchal è molto particolare, con tantissime conchiglie che si confondono fra la sabbia finissima. Si iniziano a intravedere anche un po’ i colori da cartolina, ma ancora senza emozionare. Anche su questa spiaggia ci sono decisamente più iguana che persone.

Playa Conchal

Nel pomeriggio, come menzionato, visitiamo Playa Tamarindo, un’altra spiaggia che definirei senza infamia e senza lode. La vegetazione non è particolarmente accattivante e i colori non regalano emozioni. La spiaggia dovrebbe essere frequentata da surfisti, ma noi non ne vediamo neanche l’ombra. Ci chiediamo se in realtà siamo nel posto sbagliato, ma la risposta è no, cosa testimoniata dagli autoctoni a cui rivolgiamo i nostri dubbi.

Playa Tamarindo

Rientriamo in hotel dopo il tramonto, e mentre leggiamo un cartello che recita che viaggiare è una questione di coraggio e non di vile danaro, ci accorgiamo anche di essere stati presi di mira dalle zecche. È la prima volta che ci capita, per cui non sappiamo come comportarci, quindi chiediamo se ci fosse una qualche specie di guardia medica a una tizia dell’hotel, che tuttavia ci guarda malissimo dicendoci che possiamo cavarcela da soli estraendole con le mani, perché non si tratta mica del morso di un serpente. Tutto in sicurezza, alla fine abbiamo seguito il suo suggerimento e siamo ancora vivi.

Day 9: Parco Nazionale Carara

La giornata di oggi prevede un viaggio in auto complessivo di circa 4 ore, dalla penisola di Nicoya ci spostiamo infatti verso Jacò, restando comunque sulla costa pacifica del paese. Prima di arrivare a Jacò decidiamo di visitare il parco Carara, così chiamato per la presenza delle are scarlatte. Pochi chilometri prima di arrivare al parco ci fermiamo sul Crocodile bridge, un ponte che affaccia su un fiume popolato da un numero sterminato di coccodrilli. La vista è davvero wow!

La visita del Carara è breve, un po’ perché c’è un unico sentiero tracciato percorribile in meno di un’oretta, e un po’ perché l’umidità massacrante non invoglia a restare troppo all’interno del parco. Di are scarlatte in realtà riusciamo a scorgerne solo una di sfuggita, in compenso vediamo qualche anfibio velenoso, ma per il resto il parco non ci è sembrato così imperdibile.

Parco Nazionale Carara

Arriviamo nel tardo pomeriggio a Jacò, città che non inserirei certamente fra i luoghi da visitare almeno una volta prima di morire, che giriamo senza impegnarci troppo prima di rientrare alla base.

Day 10: Parco Nazionale Manuel Antonio

Dedichiamo l’intera giornata alla visita del Parco Nazionale Manuel Antonio, uno dei più gettonati e turistici del paese, che raggiungiamo in poco più di un’ora di strada da Jacò. Il parco è piuttosto piccolo, ci sono pochi sentieri facilmente percorribili, ma alcuni scorci sono davvero notevoli. Una delle tante (mediamente inaffidabili) classifiche reperibili sul web menziona una delle spiagge del parco come la più bella del mondo. Le spiagge effettivamente sono belle, probabilmente quelle che ho apprezzato maggiormente in Costa Rica, ma onestamente ne ho viste di più emozionanti in giro per l’Italia, oltre che nel resto del pianeta. Sulla spiaggia è facile imbattersi in famiglie di procioni che cercano di rubare il cibo ai turisti, oltre a delle scimmie che si nutrono prevalentemente di frutti marci, perché le aiuta a ubriacarsi (non è uno scherzo!). Il resto del parco in generale è degno di nota, vediamo anche qualche bradipo e dei simpatici serpenti inermi poggiati su dei piccoli ramoscelli.

La visita occupa come menzionato tutta la giornata, quindi non resta molto tempo per fare altro una volta usciti dal parco.

Days 11-12: Cascate del Nauyaca e Parco Nazionale Marino Ballena

Dedichiamo i due giorni successivi al relax on the beach, scegliendo la spiaggia di Punta Uva nel Parco Nazionale Marino Ballena, così chiamato perché il suo punto più caratteristico (che include la spiaggia menzionata) ha la forma di una coda di balena, visibile anche da Google Maps. Prima di arrivare al Parco, raggiungibile in poco più di un’ora di strada dal parco Manuel Antonio, ci fermiamo a visitare le cascate del Nauyaca, che sono si strada e si possono raggiungere facilmente percorrendo un breve sentiero (un’oretta a/r). Le cascate sono molto suggestive e meritano sicuramente la visita.

Cascate del Nauyaca

Raggiungiamo quindi la spiaggia di Punta Uva, anch’essa inserita in varie classifiche come una delle più belle del mondo, a qualche minuto dalle cascate. Si tratta di una spiaggia dalla vegetazione rigogliosa tipicamente tropicale, molto lunga e con tantissime palme. La particolarità della spiaggia è la lingua di sabbia della coda di balena che scompare e riappare in base alla marea, cosa che mi suggerisce qualche scatto ignorante nelle vesti di Mosè che divide le acque. Inoltre sulla spiaggia è possibile vedere bene le are scarlatte, diversamente da quanto accade al parco Carara. L’acqua è molto limpida, i colori non sono stupefacenti, ma in compenso il paesaggio offre un ottimo sfondo per il tramonto.

Sono piuttosto notevoli anche i dintorni del parco. Particolarissimi i granchi, ce ne sono tantissimi e hanno dei colori molto inusuali. Ne vediamo un bel po’ anche vicino al nostro bungalow, che ha peraltro una vista spettacolare sul mare.

Ripetiamo più o meno la stessa esperienza anche il giorno successivo, diversamente da come previsto nel nostro piano originario. Avremmo infatti dovuto raggiungere il Parco Nazionale del Corcovado, ma a causa di un piccolo intoppo che vi risparmio abbiamo finito per renderci conto di essere troppo stretti con i tempi, per cui tutto si è risolto con un nulla di fatto. Poco male, anche perchè le condizioni meteo non erano troppo favorevoli. Arriviamo quindi la sera alle porte del Parco Nazionale Los Quetzales.

Day 13: Parco Nazionale Los Quetzales

Il nome del parco deriva dal Quetzal, una tipologia di uccello variopinto caratteristico della zona. Durante la nostra visita in realtà non ne vediamo, ma in compenso riusciamo a scorgere un tucano in lontananza. In generale il parco non ha molto da aggiungere rispetto a quanto già visto, ma essendo di passaggio vale la pena fare un giro, anche perché la visita non dura moltissimo. Non ci sono infatti percorsi particolarmente intensi, diciamo che si tratta più che altro di una passeggiata in mezzo alla natura. Dedichiamo quindi il pomeriggio a scrivere e spedire qualche cartolina, oltre a fare un minimo di shopping di vario genere.

Tucano al Parco Nazionale Los Quetzales

Days 14-15: Parco Nazionale del Vulcano Irazu e rientro

È arrivato il nostro ultimo giorno in Costa Rica. Prima di imbarcarci sul primo dei nostri voli di ritorno, chiudiamo il nostro itinerario con la visita dei crateri del vulcano Irazu, situati a quasi 3500 metri di altitudine, che raggiungiamo comodamente in auto. La visita dei crateri è piuttosto rapida, basta percorrere il breve sentiero che permette di vederli abbastanza da vicino, per quanto possibile. Un primo cratere molto grande si può vedere da una distanza ravvicinata, un altro, che ospita un bellissimo laghetto, un po’ più da lontano. Anche qui troviamo tanti tenerissimi procioni che cercano di agguantare il nostro cibo.

Cerchiamo di temporeggiare un pò intraprendendo un sentiero scorto dai nostri occhi attenti, ma ci arrendiamo abbastanza in fretta a causa della fatica che stavamo facendo, probabilmente a causa dell’altitudine raggiunta repentinamente dal livello del mare. Raggiungiamo quindi direttamente l’aeroporto di San Josè per il nostro volo di rientro, dopo un’oretta di strada.

Conclusioni

È stato un viaggio piuttosto intenso, in cui ho avuto la possibilità di visitare diverse attrazioni molto variegate, dai vulcani alle spiagge del Pacifico, passando in mezzo a cascate e foreste, e accompagnato da una variopinta fauna selvatica, oltre che da un popolo sempre disponibile e sorridente. Dal punto di vista paesaggistico non è il paese più bello che abbia mai visitato, ma sicuramente è fra i più caratteristici per varietà di attrazioni. I parchi in generale sono molto suggestivi e poco turistici (almeno al momento del mio viaggio), in merito alle spiagge invece devo dire che non ho trovato i colori da cartolina che mi aspettavo. Dovendo scegliere il podio delle attrazioni, direi:

  1. Parco Nazionale Rincon de la Vieja
  2. Parco Nazionale Manuel Antonio
  3. Cascate del Rio Celeste

Dicono che negli ultimi anni il Costa Rica sia diventata una meta piuttosto cara, per noi il costo complessivo è stato decisamente inferiore rispetto ad altri viaggi che abbiamo fatto, sebbene non ai livelli dei paesi più poveri. Abbiamo dormito in posti mediamente spartani ma decenti, spendendo talvolta anche meno di 10€ a notte per una stanza tripla, e anche per il cibo ci siamo difesi bene incidendo poco sul budget.

Da buon viaggiatore, quello di cui sicuramente ritengo si debba fare tesoro è quel “Pura Vida!” che si sente risuonare da ogni parte, perchè forse, in fondo, aveva ragione Gibran quando affermava che le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma quelli che traggono il meglio da ciò che hanno.

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