“Look at the stars
Look how they shine for you
And everything you do
Yeah, they were all yellow”
Yellow, Coldplay
Indice
Introduzione
Il mio viaggio on the road in Namibia è iniziato con la canzone dei Coldplay “Yellow”, che ascoltavo in aereo, mentre, lungo la tratta Johannesburg-Windhoek, osservavo dal finestrino le distese desertiche che apparivano di un colore giallo intenso. Quello che vedevo era il Deserto del Kalahari, ettari di terreno che si estendono fra Namibia, Botswana e Sudafrica, coprendo una superficie complessiva ampia circa 3 volte l’Italia, che lo rendono il secondo deserto più grande dell’Africa (dopo sua maestà il Sahara) e fra i più grandi del mondo.
Secondo accreditate fonti del web, il colore caratteristico del deserto sarebbe in realtà il rosso, ma credo che tale tonalità sia da ricercare nella parte sudafricana o nel Botswana, a meno che io non sia improvvisamente diventato fortemente daltonico. Quello che ho visto io, negli oltre 600 km percorsi in auto da Windhoek, era giallo. Molto giallo.
Il Deserto del Kalahari è stata la prima destinazione prevista nel nostro itinerario, durato complessivamente circa due settimane. Inizialmente, avevo inserito il passaggio dal Deserto del Kalahari senza avere grandissime aspettative, considerandola semplicemente come tappa obbligatoria per arrivare al Fish River Canyon, attrazione a cui invece tenevo molto. Nel seguito dell’articolo, capirete perché mi sono felicemente ricreduto in merito al deserto, e perché, invece, le mie aspettative sul Fish River Canyon siano state ampiamente soddisfatte.
Itinerario in breve
Deserto del Kalahari
L’attrazione principale del Kalahari namibiano è la Quiver Tree Forest, ovvero la foresta dei cosiddetti alberi “faretra”, una specie rarissima, diffusa, pare, solo in Namibia e in Sudafrica. Questa foresta si trova nei dintorni di Keetmanshop, una piccola città situata circa 500 km a sud di Windhoek, scelta come base per il primo pernottamento. A pochi chilometri dalla foresta, si trova anche il Giant’s Playground, una formazione geologica caratterizzata dalla presenza di enormi massi di dolerite, impilati l’uno sull’altro a formare blocchi di dimensioni ancora maggiori (da cui l’appellativo di “giganti”). Lungo la B1, strada che collega Windhoek a Keetmanshop attraversando il Kalahari, si incontrano altre attrazioni generalmente poco considerate, ma assolutamente degne di nota. Fra queste, spicca sicuramente Brukkaros, una caldera risalente a circa 80 milioni di anni fa, che si può raggiungere con una deviazione dalla B1 all’altezza della città di Tses. La città più importante che si incontra lungo la strada è invece Mariental, che segnalo non tanto perché meriti una visita (che infatti non merita), ma perché potrebbe rappresentare una soluzione a una possibile riserva di carburante. Lungo la strada, infatti, man mano che si procede verso sud, i distributori diventano sempre più difficili da trovare.
Fish River Canyon
Da Keetmanshop, si arriva in un paio d’ore di auto al Fish River Canyon. Si tratta del canyon più grande di tutta l’Africa e del secondo più grande del mondo, dopo sua Altezza imperiale il Grand Canyon. In realtà, rispetto a quest’ultimo, il Fish River Canyon è molto più piccolo, possedendo dimensioni grossolanamente di 160×30 km2 e una profondità di poco più di 500 m. Le origini del canyon risalgono a circa 500 milioni di anni fa. Il suo nome deriva da quello del Fish River, il fiume che ha eroso il suo strato roccioso nel tempo e che ancora oggi lo attraversa.
Visitare il Fish River Canyon è piuttosto semplice, se si decide di farlo in giornata come noi. La visita in giornata consiste infatti nell’osservazione del canyon da 4 view point situati a pochi chilometri dall’ingresso del parco, piuttosto vicini fra loro e raggiungibili comodamente in auto (seguendo un percorso sterrato). Non è consentito scendere nel canyon in autonomia, per farlo è necessario partecipare a un’escursione guidata di 4 giorni, durante i quali si percorrono complessivamente circa 85 km.
Abbiamo dedicato la prima giornata al Deserto del Kalahari, partendo da Windhoek e arrivando a Keetmanshop, e la seconda alla visita del Fish River Canyon, per il quale abbiamo previsto una deviazione lungo la strada fra Keetmanshop e Aus, località scelta per il pernottamento del secondo giorno. Trovate il dettaglio dei nostri spostamenti in auto nella tabella riportata di seguito.
| Day | Attrazioni | Travel time/km | Mappe |
|---|---|---|---|
| 1 | Deserto del Kalahari | 6h15m/615 | Windhoek-Kalahari-Keetmanshop |
| 2 | Fish River Canyon | 6h/500 | Keetmanshop-Fish River Canyon-Aus |
Day 1: Deserto del Kalahari
Come accennato nel paragrafo introduttivo, il primo incontro fra i miei occhi e il Deserto del Kalahari è avvenuto in aereo. Arrivando a Windhoek da Johannesburg, infatti, si ha una splendida visuale dall’alto del paesaggio. I colori sembrano ripetitivi, ciononostante è difficile distogliere lo sguardo dal finestrino. Occasionali formazioni montuose (la più alta, il monte Schroffenstein, raggiunge i 2000 m di altezza) si alternano nella vasta pianura desertica. La vista è davvero spettacolare.


Il nostro on the road inizia il giorno successivo all’atterraggio a Windhoek. Partiamo intorno alle 7:30 con la nostra Toyota Fortuner, un veicolo 4×4 che ci accompagnerà per tutto il viaggio. La B1, tuttavia, è una strada asfaltata in ottime condizioni, per cui questo tratto può essere percorso anche con una semplice utilitaria. Impieghiamo un po’ per uscire dal traffico della capitale, svegliatasi di buon mattino. Sarà l’unico momento del viaggio in cui ci ritroveremo un po’ nel traffico, totalmente assente una volta lasciata Windhoek.
Passaggio dal Tropico del Capricorno
La nostra prima sosta avviene dopo aver percorso un centinaio di chilometri. Il motivo è legato all’incontro con uno dei tre cartelli presenti in Namibia che indicano il passaggio dal Tropico del Capricorno, situato lungo la B1 (gli altri due, più famosi, si trovano lungo la C14, fra Solitaire e Walvis Bay, sui due lati opposti della carreggiata. La risposta è sì, siamo passati anche da lì, come racconterò altrove). Una delle attività a cui i viaggiatori si dedicano fermandosi sotto il cartello è attaccare qualche adesivo come segno del proprio passaggio. Trattandosi di una cosa che non deturpa il paesaggio, anche noi abbiamo lasciato il nostro segno, arrampicandoci olimpicamente (il cartello è piuttosto elevato rispetto al terreno, a differenza di quanto accade con quelli ubicati lungo la C14) 😊.

Brukkaros
Terminato il primo pit-stop, è la strada a padroneggiare. Guidiamo per diversi chilometri immersi in un paesaggio desertico da cartolina, incrociando pochissime auto. Ci divertiamo a osservare i nidi dei passeri tessitori, cercando di adocchiare i più grandi.


Dopo aver percorso circa 400 km (da Windhoek), arriviamo in prossimità di Tses. Poichè il nostro obiettivo è quello di arrivare alla Quiver Tree Forest intorno alle ore del tramonto, per cui manca ancora un po’, decidiamo di imboccare la M98 per avvicinarci al cratere Brukkaros. La strada per arrivare ai piedi del cratere è uno sterrato di circa 40 km, che conducono da Tses a Berseba. La visita del cratere richiede circa 2-3 ore di salita a piedi, che consentono di giungere fino ai resti del vecchio osservatorio solare, chiuso da quasi un secolo. Da lì pare che la vista sia pazzesca. Sottolineo “pare” perché il tempo a nostra disposizione ci permette di arrivare all’incirca a metà della M98, ovvero fino a un view point lungo la strada che permette comunque di apprezzare il cratere con una buona visibilità. Fra andata e ritorno, sulla M98 non incrociamo neanche un’auto.

Rientrati sulla B1, proseguiamo ancora per qualche chilometro fino all’ingresso della Quiver Tree Forest. Suggerisco di seguire i cartelli lungo la strada, una volta arrivati in prossimità del parco, Google Maps infatti porta in un punto random.
Cheetah conservation area
Arriviamo alla reception e paghiamo il biglietto di ingresso al parco, che, al costo di 600 NAD complessivi (ovvero 30€, che includono le 5 quote personali e la quota veicolo), comprende anche l’ingresso al Giant’s Playground, situato poco più avanti. La nostra visita inizia proprio dalla reception. Questa, infatti, si trova in un’area di conservazione dei ghepardi, che infatti osserviamo mangiare della carne data loro dai gestori del parco. In Namibia, esistono diversi siti di conservazione di questi animali, che, quando vengono trovati in uno stato di precarietà, vengono salvati e curati, prima di essere rimessi in libertà. Siamo fortunati, perché i ghepardi si avvicinano in prossimità della reception solo negli orari in cui mangiano (mentre nel resto della giornata girano liberamente in un’ampia area protetta).

Nonostante avessi già avuto modo di avvistare dei ghepardi da vicino durante il mio safari in Tanzania, devo dire che rivederli è stato emozionante.
Giant’s Playground
Dopo aver assistito per qualche minuto alla cena dei ghepardi, ci dirigiamo verso Giant’s Playground, visto che manca ancora qualche minuto al tramonto (che vogliamo vedere dalla Quiver Tree Forest). Per arrivare al parcheggio del sito, è necessario oltrepassare un cancello, che bisogna aprire autonomamente, perché non c’è nessun addetto. Il Giant’s Playground è un complesso molto suggestivo, composto da rocce vulcaniche inserite in una vegetazione florida di tonalità, ancora una volta, giallognola. Le ore vicine al tramonto sono ideali per scattare qualche foto instagrammabile. Una volta parcheggiata l’auto, la visita del sito è molto semplice, consiste infatti in un giro ad anello in piano, percorribile interamente in circa 45 minuti, incluse le soste fotografiche. Il percorso è segnato, non si può sbagliare. I colori sono davvero spettacolari.

Quiver Tree Forest
La giornata volge verso l’imbrunire quando ritorniamo al parcheggio del Giant’s Playground. È arrivato quindi il momento più atteso della giornata, ovvero vedere il tramonto dalla Quiver Tree Forest. La foresta è costituita da alberi di Aloe dichotoma, specie rara il cui legno veniva anticamente usato per costruire faretre (da qui il soprannome di “alberi faretra”). La visita della foresta è piuttosto semplice, basta proseguire per pochi metri lungo la strada che oltrepassa la reception per arrivare al parcheggio, da cui si sale a piedi su una piccola collinetta (tempo stimato non oltre i 5-10 minuti).
Una volta giunti sulla parte più alta della collinetta, bisogna solo restare immobili ad aspettare il gioco di luci offerto dal sole che si nasconde gradualmente dietro la terra. Il tramonto dalla Quiver Tree Forest è senza dubbio fra i più belli visti in Namibia, insieme al paesaggio che sembra essere dipinto.


Quando il buio prende definitivamente il posto dei colori del tramonto, ci incamminiamo infine verso Keetmanshop, località in cui si trova il nostro alloggio.
Day 2: Fish River Canyon
Ci alziamo a un orario decente per rimetterci in cammino dopo una notte sufficientemente riposante. L’obiettivo della nostra giornata, che rappresenta anche il motivo per cui abbiamo allungato il nostro itinerario spingendoci verso sud, anziché dirigerci direttamente verso Sossusvlei, è visitare il Fish River Canyon.
Partiti da Keetmanshop, impieghiamo circa 2 ore per percorrere i 150 km che ci separano dall’ingresso del parco. Paghiamo 800 NAD complessivi (circa 40€) per poter visitare il parco, comprensivi di quote personali e quota veicolo. In reception ci mostrano la mappa del parco, con l’indicazione dei diversi view point, che trovate di seguito (mi scuso per la foto fatta male, non sono stato io a scattarla 😊).

Poiché Google Maps non riconosce benissimo i view point, cerco di guidarvi alla lettura della mappa. Dall’ingresso del parco (Hobas, sulla mappa è il punto n. 6), si procede lungo uno sterrato di 10-15 km fino al Main view point (punto n. 23 sulla mappa), in cui è possibile parcheggiare facilmente accanto alla torretta del punto panoramico. Al Main view point ci sono anche dei servizi igienici, non sempre aperti (se avete bisogno, meglio ricorrere a quelli della reception).
Dal Main view point è possibile arrivare, a piedi o in auto, all’Hikers view point (punto n. 26 sulla mappa), da cui iniziano i trail guidati di 4 giorni menzionati in precedenza. Noi abbiamo optato per percorrere a piedi i circa 2.5 km (5 km totali a/r) che separano i due view point, per godere al meglio del paesaggio. Il sentiero è pressoché pianeggiante, quindi fra andata e ritorno ce la caviamo complessivamente in un’oretta.

Dal Main view point, riprendiamo l’auto per arrivare nei pressi del Rockies point (punto n. 8 sulla mappa). In questo caso, non c’è un vero e proprio parcheggio, ma è possibile raggiungere il punto panoramico con una breve passeggiata, anche in questo caso generalmente in piano. La vista da questo punto panoramico è quella che secondo me richiama meglio il Grand Canyon.

Infine, tornando sui nostri passi, facciamo l’ultima sosta al Sunset view point (sulla mappa, a sinistra del Main view Point, n. 23), dal quale, a mio avviso, si gode della vista più suggestiva (simile, comunque, a quella del Main view point). Qui, il paesaggio ricorda vagamente quello dell’Horseshoe Bend in Arizona.

Tornando verso Hobas, con una deviazione, si arriva infine a Eagle Rock (seguite le indicazioni che trovate nel parco, sia la mappa sopra riportata, sia Google Maps, non sono molto affidabili). Lungo la strada, è possibile incontrare un po’ di fauna selvatica. A noi è capitato di vedere, fra gli altri, zebre e orici. Per la visita del Fish River Canyon, considerate complessivamente circa 3 ore e mezza.
Terminata la visita con estrema soddisfazione (sebbene, onestamente, rispetto al Grand Canyon il livello delle emozioni sia decisamente meno forte), ci rimettiamo in auto per raggiungere Aus, dove arriviamo in circa 3 ore di auto (circa 300 km fra Hobas e Aus, manto stradale generalmente buono, a parte lo sterrato nei pressi del Fish River Canyon).
Conclusioni
I primi due giorni di viaggio sono stati il preludio di quello che, come leggerete nei prossimi articoli, si è rivelato fra i viaggi più belli ed emozionanti di sempre. Detto in maniera sintetica, la risposta è affermativa, valeva la pena percorrere oltre 1000 km in più per arrivare al Fish River Canyon, passando per il Deserto del Kalahari, anziché dirigersi direttamente verso Sossusvlei, come fanno in tanti.
Il Fish River Canyon non ha tradito le aspettative. È un luogo stupendo, anche per chi, come me, ha visitato in precedenza il Grand Canyon (sebbene, comunque, il distacco in termini di maestosità sia notevole). Il punto panoramico che regala la visuale migliore, a mio avviso (ma anche secondo i miei compagni di viaggio), è offerto dal Sunset Point.
Il Deserto del Kalahari, invece, ha superato le aspettative, discorso che vale in particolare per la Quiver Tree Forest. Col senno del poi, non cambierei nulla rispetto a quanto fatto, ma se disponessi di mezza giornata aggiuntiva, sicuramente proverei ad arrivare in cima al Brukkaros.
Potrebbe interessarti:



