“Io sono uno squalo buono, non un automa divoratore di pesci. Se voglio cambiare questa immagine di me devo prima cambiare me stesso. I pesci sono amici, non cibo.”
Dal film Alla ricerca di Nemo
Indice
- Introduzione
- Itinerario in breve
- Primo spot: lo squalo leopardo
- Secondo spot: delfini
- Terzo spot: squali nutrice
- Quarto spot: sandbank
- Quinto spot: snorkeling intorno al relitto
- Conclusioni
Introduzione
La parte più complicata della pianificazione del nostro viaggio alle Maldive è stata senza dubbio la scelta degli atolli da visitare, e di conseguenza l’isola (o meglio, le isole) in cui alloggiare. Fra gli atolli che avevo puntato raccogliendo un po’ di informazioni da varie fonti, c’era anche quello di Vaavu. La mia attenzione era soprattutto focalizzata sulla possibilità di avvistare facilmente gli squali nutrice, nuotando ad esempio nelle meravigliose acque di Keyodhoo, o fare il bagno con le razze sull’isola dei pescatori di Fulidhoo, in cui, pare, esse si avvicinino liberamente a riva.
Alla fine la nostra scelta è ricaduta su altre isole, in particolare Dhigurah e Omadhoo nell’atollo di Ari sud e, dopo varie peripezie, Kamadhoo, nell’atollo di Baa. Uno dei motivi che ci hanno spinto ad optare per le isole menzionate, in particolare quelle dell’atollo di Ari sud, è la maggiore probabilità di avvistamento degli squali balena, particolarmente nei dintorni di Dhigurah, avvistamento che però non è generalmente garantito (come racconterò nel mio articolo su Dhigurah, non a caso la prima escursione dedicata all’avvistamento degli squali balena è andata a vuoto). D’altro canto, avevo letto che invece l’avvistamento degli squali nutrice nell’atollo di Vaavu fosse abbastanza sicuro, per cui mi sono informato sulla possibilità di organizzare un’escursione in giornata da Dhigurah verso l’atollo di Vaavu, riuscendo a trovare due diving center che facevano al mio caso. Poiché generalmente le escursioni verso altri atolli hanno prezzi un po’ più alti delle altre, abbiamo preferito optare per l’escursione in giornata nell’atollo di Vaavu partendo da Dhigurah, anziché fare viceversa, in modo da evitare l’eventualità non improbabile di spendere vile danaro inutilmente.
In questo articolo, vi racconto la nostra esperienza di quella giornata, che è stata una delle più belle e intense trascorse durante il nostro viaggio alle Maldive, nonostante qualche piccolo disappunto. Mettetevi comodi!
Itinerario in breve
L’escursione nell’atollo di Vaavu è stata la prima delle molteplici che abbiamo fatto durante il viaggio. Della serie, partiamo col botto!
Quasi tutte le escursioni che si possono fare partendo da Dhigurah, così come da qualsiasi altra isola di pescatori, possono essere agevolmente organizzate con la propria Guest House (o resort, se si sceglie questa opzione). Non tutte le guest house, però, organizzano escursioni verso altri atolli, in quanto non tutti dispongono di risorse e mezzi adeguati. Come menzionato, ho trovato due guest house, che si appoggiavano ad altrettanti diving center, che organizzavano l’escursione nell’atollo di Vaavu. La prima di queste è il Dhiguveli Maldives, che è la guest house scelta per il nostro alloggio. Lo stesso diving center (che si chiama GoDivers) serve anche un’altra struttura associata, il Dhiguveli Breeze, che però ha costi più alti rispetto al Dhiguveli Maldives. La seconda guest house, che è invece quella che abbiamo scelto alla fine per la nostra escursione, è l’Akiri Dhigurah. Mi è stato riferito anche di un’altra struttura a Dhigurah che organizza l’escursione, ovvero il Seaside Dhigurah, ma non mi sono rivolto a loro trattandosi di una struttura per noi decisamente fuori budget.
Puntualizzo a tal proposito un aspetto rilevante. Normalmente, ciascun diving center serve solo gli ospiti di determinate strutture. Il GoDivers, ad esempio, non accetta per le sue escursioni ospiti di strutture diverse dal Dhiguveli Maldives o dal Dhiguveli Breeze. Per quanto riguarda l’Akiri, sono riuscito a farci accettare grazie al fatto che, al momento della mia richiesta di informazioni (precedente la partenza), la struttura fosse al completo. Cosa che col senno del poi non ci ha assolutamente avviliti, visto che alloggiare al Dhiguveli Maldives ci è costato molto meno, e inoltre tale struttura è posizionata molto meglio dell’Akiri rispetto alla bikini beach dell’isola.
Il motivo per cui abbiamo scelto l’escursione con l’Akiri è legato prevalentemente al numero di spot che si visitano durante la giornata. Con il GoDivers sono previste due soste, una per il bagno con gli squali nutrice e un’altra al punto snorkeling del relitto ubicato nelle acque di Keyodhoo. Da quanto mi è stato riferito, il Seaside aggiunge a queste due soste anche il bagno con i delfini. L’Akiri, oltre alle stesse soste del Seaside, aggiunge ulteriormente una sandbank, peraltro a un prezzo complessivamente più vantaggioso rispetto al GoDivers. Infatti, con il GoDivers il costo dell’escursione è di 178 USD, con l’Akiri di 140 USD (che scendono a 100 USD se si decide di restare sulla barca anziché buttarsi in mezzo agli squali nutrice), inclusivi di attrezzatura per lo snorkeling. Non conosco invece il costo dell’escursione organizzata dal Seaside, ma ho motivo di credere sia nello stesso range delle altre due.
Primo spot: lo squalo leopardo
L’escursione inizia alle 8, l’Akiri organizza anche il pick up presso la nostra struttura per condurci al porto. L’atollo di Vaavu è abbastanza lontano da quello di Ari sud, per arrivare al primo spot impieghiamo infatti un’oretta circa. Prima di dirigerci nella zona popolata dagli squali nutrice, il nostro equipaggio lancia il drone in aria per provare ad avvistare qualche squalo leopardo, riuscendo a trovarne uno in pochi minuti. Considerate che l’avvistamento dello squalo leopardo è un evento piuttosto raro, quindi averlo trovato, e anche subito, è stato un vero e proprio colpo di fortuna (per non scomodare parti del corpo poste a metà altezza).
Ci buttiamo quindi in acqua per raggiungere lo squalo a nuoto, è importante evitare affollamenti per non disturbare l’animale e quindi farlo scappare. Fortunatamente, in quel punto c’è solo la nostra barca. Raggiungiamo quindi lo squalo, un discreto bestione adagiato in fondo al mare sulla sabbia, della quale, a quanto pare, si nutre. Lo osserviamo per qualche minuto, finchè a un certo punto non lo vediamo sollevarsi e nuotare verso altri orizzonti, momento in cui lo perdiamo subito di vista perché la velocità con cui si muove non è per noi miseri umani minimamente sostenibile. Però lo spettacolo è stato veramente figo.

Secondo spot: delfini
Ci dirigiamo a questo punto verso il punto popolato dagli squali nutrice. Poiché però ci sono già un po’ di barche, viriamo verso lo spot in cui vengono generalmente avvistati i delfini, situato a breve distanza dagli squali nutrice, nella speranza che nel frattempo un po’ di barche si allontanino da essi. Anche in questo caso, riusciamo con un po’ di fortuna ad avvistare un branco abbastanza nutrito, buttandoci repentinamente in acqua. E anche in questa situazione, la nostra è l’unica barca che si trova in quei paraggi.
Riusciamo a vedere qualcosa sia fuori dall’acqua, sia mentre facciamo il bagno, anche stavolta però la velocità dei loro movimenti è insostenibile, per cui li perdiamo di vista abbastanza rapidamente. Riesco tuttavia a riprendere qualcosa con la mia fotocamera subacquea. La loro fuga comunque non mi avvilisce più di tanto, visto che avevo già avuto modo di nuotare con i delfini a distanza ravvicinata durante il mio viaggio a Zanzibar di qualche anno fa, e in più li avrei rivisti decisamente meglio qualche giorno più tardi, durante un’escursione nell’atollo di Baa.

Terzo spot: squali nutrice
Ritorniamo sui nostri passi per raggiungere nuovamente lo spot popolato dagli squali nutrice. Siamo a questo punto nelle acque di Keyodhoo. Devo dire che l’esperienza, per quanto adrenalinica, mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Questo perché, purtroppo, sebbene gli squali si trovino nel loro habitat naturale, essi vengono attratti verso le barche dagli equipaggi, che buttano loro del cibo. Questa pratica, pur essendo giustamente vietata (almeno in teoria), è sfortunatamente, almeno per la nostra esperienza, piuttosto diffusa, anche in altre isole delle Maldive (a Omahdoo, ad esempio, abbiamo visto cose anche peggiori). Fortunatamente non succede con tutta la fauna acquatica. Uno dei motivi per cui ad esempio gli avvistamenti degli squali balena o delle mante non sono garantiti è anche dovuto al fatto che in quei casi agli animali non viene dato da mangiare. Per chi se lo stesse chiedendo, il motivo per cui agli animali non bisogna dare da mangiare risiede nel fatto che, attratti dal cibo datogli artificialmente, essi alterano le loro abitudini e il loro ecosistema, trovandosi in ambienti non sempre consoni al loro benessere.
A parte questo dettaglio non trascurabile, per il resto l’esperienza è suggestiva, anche perché quella tipologia di squali non attacca generalmente l’uomo. Si tratta però pur sempre di animali selvatici, per cui bisogna comunque stare attenti a non dare loro fastidio, oltre che restare a debita distanza, anche perché possiedono dei canini sporgenti che possono creare escoriazioni talvolta sgradevoli. Tenete presente che gli squali si avvicinano e possono anche entrare in contatto diretto con la vostra pelle, eventualmente sentirete qualcosa di viscido toccare qualche parte del vostro corpo. Gli skipper vi spiegheranno la posizione da assumere per evitare qualsiasi problema, che consiste nel tenere i pugni chiusi e le braccia attaccate al corpo.
L’area in cui si trovano gli squali è abbastanza ampia. Ci sono un po’ di barche, ma nulla di paragonabile a quello che accade con gli squali balena (di cui parlo nell’articolo su Dhigurah).



Quarto spot: sandbank
Dopo la sosta sufficientemente lunga con gli squali nutrice, ci dirigiamo nel punto che personalmente ho apprezzato di più in tutta l’escursione, e fra i punti in generale che mi sono piaciuti maggiormente in tutto il viaggio, ovvero una meravigliosa sandbank. È qui che è previsto anche un piccolo spuntino intorno a ora di pranzo, che non chiamo propriamente pranzo perché con quel termine intendo cibo, mentre in quel caso si trattava più modestamente di un po’ di frutta e qualche biscotto.
La lingua di sabbia è piuttosto piccola, si può passare da un’estremità all’altra in pochi secondi. In compenso, i colori del mare intorno a essa sono qualcosa di indescrivibile, forse i più belli e mozzafiato che abbiamo visto durante l’intero viaggio. Restiamo lì per un’oretta abbondante, il tempo di fare un bagno, scattare qualche foto, improvvisare una partita ignorante di beach volley e arrostire la pelle a dovere.



Quinto spot: snorkeling intorno al relitto
Il quinto e ultimo spot previsto nell’escursione è il punto snorkeling intorno a un relitto non molto distante dalla sandbank. Il relitto è facilmente raggiungibile, anche perché una parte affiora in superficie, per cui è ben visibile anche a distanza. Lo snorkeling è molto bello, anche se nelle Maldive abbiamo trovato una barriera e una fauna acquatica decisamente migliori rispetto a quanto visto lì. Intorno al relitto, oltre a tantissimi pesci colorati, avvistiamo anche un paio di anguille. Anche la carcassa del relitto è piuttosto affascinante, ma si tratta comunque di una imbarcazione non grandissima. L’acqua intorno ha dei colori stupendi.



A questo punto rientriamo verso Dhigurah, impieghiamo un’oretta circa come all’andata, arrivando al porto intorno alle 16, abbondantemente in tempo per un bagno pomeridiano alla bikini beach.
Conclusioni
L’escursione all’atollo di Vaavu è stata una delle più belle che abbiamo fatto durante il viaggio, al netto della questione del feeding degli squali, di cui non ero a conoscenza (cosa strana visto che mi informo adeguatamente di solito, ma pensandoci forse il motivo risiede nel fatto che certe informazioni vengono consapevolmente taciute). Confrontando il costo dell’escursione con quello delle altre a cui abbiamo partecipato nei giorni successivi, penso sia ampiamente giustificato dalla quantità (e qualità) dei punti di interesse.
Nella descrizione dell’escursione era menzionata anche la visita dell’isola di Fulidhoo, che però in realtà non viene contemplata (avevo chiesto anche all’Akiri, ma mi hanno detto che quell’attività è stata sostituita con il Dolphin watching).
I punti che ho maggiormente apprezzato durante l’escursione sono, nell’ordine:
- La sandbank, non solo la parte che mi è piaciuta di più relativamente all’escursione, ma uno dei momenti migliori di tutto il viaggio
- L’inseguimento dello squalo leopardo, animale molto affascinante e raro da avvistare
- Lo snorkeling al relitto, fra pesci colorati, anguille, e mare da favola
Non metto sul podio l’esperienza con gli squali nutrice, non perché non sia stato adrenalinico trovarseli accanto, ma per la pessima abitudine del feeding.
Potrebbe interessarti:


