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Red Center

“Una rosa rossa non è egoista perché vuole essere una rosa rossa. Sarebbe orribilmente egoista se volesse che i fiori del giardino fossero tutti rossi e tutti rose.” – O. Wilde

Indice

Introduzione

Il rosso. Per i più sentimentali è il colore dell’amore, per i patrioti rappresenta il sangue dei caduti, in politica richiama un’ideologia da abbracciare o da contrastare, ai chimici ricorda il ferro. In Australia, è il colore della terra degli aborigeni. Il Red Center è un enorme deserto di colore rosso fuoco situato nel Territorio del Nord, ed ospita i luoghi più sacri per i nativi australiani, in particolare i siti di Uluru e Kata Tjuta. Qui si può entrare in contatto con alcune fra le più importanti comunità aborigene, trovarsi di fronte a scenari surreali e immergersi in una natura remota, osservando, fra le altre cose, la roccia più famosa del mondo cambiare tonalità più volte in pochi minuti.

Per visitare il Red Center, un punto a cui fare particolare attenzione è il clima, che è molto diverso rispetto alle altre regioni australiane. La stagione migliore per visitare il Red Center è la nostra estate, in quanto le temperature medie durante il giorno sono relativamente più fresche rispetto agli altri periodi dell’anno. Per “più fresche” si intende qualcosa che si aggira intorno ai 30 gradi, con una forte escursione termica fra il giorno e la notte. Nelle altre stagioni, le temperature arrivano anche intorno ai 45 gradi, e considerando che alcuni fra i sentieri più belli sono completamente sotto il sole e l’acqua potabile presente nei pochi punti dislocati nei percorsi non sembra poi così potabile, capirete bene che potrebbe non essere il massimo trovarsi in mezzo al deserto in certe condizioni. Coerentemente con questa precisazione in merito al clima, il viaggio che descriverò nei prossimi paragrafi si è svolto nel mese di Agosto. L’unico piccolo inconveniente di tale periodo è costituito dal fatto che il sole tramonta un po’ presto (intorno alle 18) e di conseguenza anche i parchi chiudono in anticipo rispetto al resto dell’anno, quindi è importante organizzare bene le giornate per riuscire a visitarli adeguatamente.

Un altro aspetto importante da tenere a mente, è relativo al fatto che a Yulara, città di riferimento per chi visita i siti di Uluru e Kata Tjuta, ci sono pochissime strutture. Questo ha essenzialmente due conseguenze. La prima è che è piuttosto importante prenotare gli alloggi con largo anticipo, onde evitare spiacevoli sorprese. Noi, ovvero io e la mia all’epoca non ancora moglie, abbiamo prenotato l’alloggio diverse settimane prima di comprare i biglietti aerei (puntando su una eventuale possibile cancellazione), trovando già diversi hotel al completo. La seconda è che tutto costa un rene, a partire dal noleggio auto, per cui abbiamo speso la non troppo modica cifra di 483 AUD (circa 300€) per due giorni di noleggio, fino al pernottamento, che ci è costato invece, per due notti al The Lost Camel, sistemazione fra le più economiche e assolutamente nulla di speciale, 573 AUD (circa 360€) in totale. Da segnalare però che un’opzione alternativa che permette di risparmiare molto è il camping, che comunque ha un costo superiore alla media, e che non abbiamo scelto per motivi poco interessanti che vi risparmio.

Ultima cosa che segnalo è la presenza di un unico market con orari abbastanza scomodi (apre tardi al mattino, e chiude presto nel pomeriggio) e di pochissimi ristoranti, nella maggior parte dei casi carissimi. Insomma, aspettatevi generalmente costi decisamente più alti della media, senza che veniate trattati troppo da persone agiate.

Itinerario di viaggio

La regione del Territorio del Nord ospita al suo interno diversi parchi nazionali. Fra questi, sono da menzionare, oltre a Uluru National Park, anche il Kakadu National park, noto per le sue scarpate rocciose e per essere uno dei siti di maggiore rilievo per l’arte rupestre aborigena, il Watarrka National Park, che include il Kings Canyon, e il Nitmiluk National Park, al cui interno sono presenti le Katherine Gorges.

Avendo a disposizione un giorno pieno e due mezze giornate, la nostra idea iniziale era quella di utilizzare la prima mezza giornata per la Base Walk nel sito di Uluru, la seconda giornata (piena) per visitare il Kings Canyon in giornata (in particolare la Rim Walk), e l’ultima mezza giornata per il percorso della Valley of the Winds nel sito di Kata Tjuta. Tuttavia, alla fine abbiamo deciso di non arrivare fino al Kings Canyon, cosa che avrebbe richiesto diverse ore di guida (3 ore a tratta a/r), oltre a un maggiore sforzo fisico complessivo, optando in sostituzione per i percorsi minori di Uluru e Kata Tjuta.

Di seguito la sintesi del nostro itinerario:

DayLocationNote
1Uluru Base walkvolo MEL-AYQ in mattinata. Notte a Yulara
2Kata TjutaNotte a Yulara
3Uluru Liru walkvolo AYQ-MEL nel pomeriggio,

Day 1: Uluru Base Walk e Sunset point

La nostra giornata inizia a Melbourne, dove eravamo atterrati due giorni prima iniziando il nostro viaggio in Australia con la visita della città e della Great Ocean road. Il nostro volo diretto a Yulara, aeroporto di riferimento per la visita dei parchi Uluru e Kata Tjuta, parte in tarda mattinata. Atterriamo intorno a ora di pranzo, dopo un volo che preannuncia la meraviglia di ciò che si vedrà una volta a destinazione, e che ci fa capire perché il Red center si chiama così.

Red Center, vista aerea

Una delle particolarità della zona, è che si trova a mezz’ora di fuso orario da Melbourne, cosa molto inusuale. Segnalo che, volendo includere anche la visita del Kings Canyon, un altro aeroporto di riferimento potrebbe essere quello di Alice Springs, che in molti confondono erroneamente con quello di Yulara.   

Ritiriamo l’auto in aeroporto e ci dirigiamo direttamente verso Uluru, senza passare dall’hotel per guadagnare tempo. La strada è molto semplice e passano pochissime auto, ma la guida all’inglese include un paio di leggeri fuori pista prima che il mio sistema nervoso, già abbastanza compromesso, si abitui all’idea di guidare a sinistra. Arriviamo comunque sani e salvi al parco in una mezz’oretta, e recuperiamo la mappa all’ingresso (la mappa può essere anche scaricata in formato digitale).

Nota: la strada per arrivare dai parchi alla zona dei resort è piuttosto semplice e intuitiva, non occorre usare Maps, ma qualora ve lo chiediate la risposta è sì, internet funziona alla grande (ma naturalmente consiglio di acquistare una SIM locale per contenere i costi).

La Uluru Base walk, ovvero il giro completo intorno al famoso monolite sacro per gli aborigeni, inizia dal parcheggio del Mala Walk. Il percorso è lungo circa 10 km in totale, ma è piuttosto semplice, essendo totalmente in piano. Tuttavia è completamente sotto il sole, per cui è fondamentale avere acqua a sufficienza, anche perché le fontanelle che si trovano nei punti segnati sulla mappa rilasciano un’acqua sgradevolissima e bollente (sebbene secondo loro potabile). La Base walk include anche Mala walk e Lungkata walk, mentre è possibile fare anche la (o il?) Kuniya walk con una semplice deviazione dal percorso ad anello. Quest’ultimo sentiero è uno dei pochi punti in cui è teoricamente permesso scattare foto, cosa di norma non ammessa per la maggior parte dei tratti della Base walk (anche se in pochi rispettavano questa regola, comprese alcune guide che abbiamo incrociato), per rispetto della sacralità del luogo.

Kuniya walk, Uluru

Il sentiero comunque è davvero molto suggestivo, con un paesaggio e dei colori veramente intensi. Unica pecca la presenza di valanghe di moscerini, assolutamente innocui ma fastidiosissimi. Per il giro completo impieghiamo 3 ore, nelle quali osserviamo il monolite da ogni possibile angolazione.

Al termine della Base Walk, ci dirigiamo verso il Sunset Point, il punto più noto del parco, e ci godiamo le diverse tonalità assunte dal monolite al tramonto. Di seguito trovate 4 immagini riassuntive, ma lo spettacolo a cui si assiste di persona è un continuo cambiamento di colori. Non c’è tantissima gente, ma in compenso lo spazio a disposizione è piccolo e viene occupato in modo molesto da sedie e treppiedi.

Dopo aver ammirato lo splendido paesaggio, rientriamo infine in hotel, nel quale riusciamo ad accedere in modo rocambolesco, visto che la portineria è chiusa e il check in va fatto in un altro hotel lì vicino. La temperatura scende clamorosamente, consiglio fortemente di avere almeno una felpa a portata di mano. Il tragitto fino a Yulara è breve, si arriva in pochi minuti di strada e il traffico è inesistente.

Day 2: Kata Tjuta, Valley of the Winds e Walpa Gorge

Ci alziamo presto per poter affrontare il trekking della Valley of the Winds, il più importante e impegnativo di Kata Tjuta, nelle ore meno calde. Prima di arrivare all’inizio del sentiero, facciamo una breve sosta in uno dei punti panoramici più suggestivi del parco, nel quale ci fermiamo per qualche minuto, godendo dello splendido panorama.

Entrati nel parco e recuperata la mappa del sito, iniziamo quindi il percorso, più breve (circa 7.5 km) ma molto più impegnativo rispetto alla Uluru Base Walk.

Sulla mappa, la durata del percorso indicata varia da 2 a 4 ore, noi riusciamo a completarlo in circa 3 ore e mezza. Dal nostro punto di vista, lo scenario è ancora più spettacolare rispetto a Uluru. Qui è ammesso scattare tutte le foto che si vuole, per cui ne approfittiamo.

Terminato il percorso della Valley of the Winds, ci resta ancora un po’ di tempo prima del tramonto, quindi inseriamo il percorso del Walpa Gorge, unico sentiero presente nel sito oltre alla Valley of the Winds. Il sentiero è molto breve (circa un paio di km totali) e semplice, ce la caviamo nell’arco di una mezz’oretta. Lo scenario non è imperdibile, ma per completezza vale la pena farlo.

Ci dirigiamo infine al Sunset view point per il bellissimo tramonto sui monti Olgas, prima di rientrare in hotel. Anche qui la dinamica è simile a quanto già visto all’Uluru sunset point, ma lo spazio a disposizione è un po’ più ampio.

Kata Tjuta sunset point

Day 3: Uluru sunrise point, Liru walk e transfer per Melbourne-Cairns

Iniziamo il nostro terzo e ultimo giorno al Red Center dal Sunrise point di Uluru, che apprezziamo ancora di più rispetto al Sunset point. Nonostante la bellezza del posto e l’orario propizio, siamo completamente da soli (e la cosa non ci dispiace per niente).

Uluru sunrise point

Poiché abbiamo un pò di tempo a disposizione, ci godiamo anche un po’ il paesaggio lungo la strada, scattando qualche foto dall’auto, visto che non ci sono piazzole di sosta.

Intraprendiamo infine la Liru walk, l’ultimo percorso che ci manca per completare la visita a Uluru. Il sentiero è piuttosto semplice e breve, ci permette di vedere il monolite da una diversa angolazione, ma comunque direi che non aggiunge nulla rispetto a quanto già visto, se non la vista in lontananza di un bel serpentello nero, di quelli che se mordono fanno parecchio male. Il sentiero non è ad anello, ma un semplice a/r. Lungo il sentiero, incrociamo pochissima gente.

Liru walk, Uluru

Terminata la Liru walk, ci dirigiamo verso l’aeroporto, per prendere il primo dei due voli che ci porteranno a Cairns, sulla Grande Barriera Corallina. Ma quella è un’altra storia.

Conclusioni

Prima di partire, avevo provato per curiosità a dare un’occhiata ai tour guidati nei vari siti, imbattendomi in offerte che mi sembravano trappole per turisti, essendo molto costose e al contempo poco esaustive. Consiglio pertanto a maggior ragione di fare la mia stessa scelta, e per quelli come me che non hanno dimestichezza con la guida all’inglese, suggerisco di non preoccuparsi troppo, anche perché tutte le auto a noleggio disponibili hanno il cambio automatico, cosa che aiuta molto ad abituarsi in fretta al tipo di guida richiesto.

In merito all’itinerario, col senno del poi avrei seguito l’idea iniziale, includendo la visita al Kings Canyon. Questo sia perché la visita del sito sarebbe stata fattibile in giornata, sebbene avrebbe comportato uno sforzo fisico non secondario, anche a causa della temperatura elevata, sia soprattutto in quanto i percorsi secondari dei siti di Uluru e Kata Tjuta non sono imperdibili, o quanto meno non aggiungono nulla a quanto visibile nei percorsi più importanti. Per il resto, il tempo a disposizione è stato più che sufficiente per vedere tutto, e considerando che da una parte è raro trovare condizioni climatiche sfavorevoli e dall’altra i costi da mettere a budget sono superiori alla media australiana, suggerisco di ottimizzare il tempo a disposizione seguendo l’itinerario descritto in questo articolo, fermandosi a dormire a Yulara non più di due notti (sia se ci si vuole limitare a Uluru e Kata Tjuta, sia se si decida di spingersi fino a Kings Canyon con escursione in giornata).

Sebbene sia tutto assolutamente meraviglioso, dovendo stilare la mia top list del Red Center, direi:

  1. Valley of the Winds
  2. Uluru Base walk
  3. Uluru sunrise point

Riporto infine il sito su cui trovate tutte le informazioni in merito agli alloggi, che potete anche prenotare senza ricorrere a piattaforme tipo Booking o Airbnb (e quindi senza aggravare i costi), pur mantenendo la possibilità di cancellare gratuitamente la prenotazione fino a una settimana precedente il vostro viaggio.

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