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Tigray

Era la vertigine. L’ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa.”

M. Kundera

Indice

Introduzione

Dopo aver avuto un assaggio di tutti i continenti, posso dire che l’Africa è quello che, più di tutti, mi ha offerto finora una prospettiva diversa dalla quale osservare il mondo, oltre ad avermi dato gli spunti più interessanti per conoscere meglio me stesso.

In Africa ho fatto diverse cose che non credevo mi sarebbe mai capitato di fare: dormire in una tenda a pochi passi da un branco di leoni, controllare che sotto il letto in cui dormivo non ci fossero serpenti velenosi, colloquiare del più e del meno con un guerriero Maasai, visitare il luogo più inospitale del mondo. Le prime tre attività menzionate mi sono state gentilmente offerte dal mio viaggio in Tanzania, l’ultima invece fa parte di quello nella Dancalia etiope.

A proposito dell’Etiopia, la Dancalia non è l’unica regione ad avermi regalato emozioni magiche. Ad esempio, fra le cose impensabili che ho fatto nella regione del Tigray, di cui vi parlo nell’articolo che state leggendo, non posso non menzionare l’aver visitato quella che è considerata come la chiesa più inaccessibile del mondo. Ma andiamo per ordine.

La regione del Tigray è stata la seconda tappa del mio viaggio in Etiopia, insieme a Dancalia (tappa precedente) e Amhara (tappa successiva). Sono partito a Novembre 2024, scegliendo uno dei mesi più consigliabili dal punto di vista climatico. Tale periodo è caratterizzato generalmente da assenza di precipitazioni e temperature piuttosto miti, che cambiano comunque da regione a regione. Nel Tigray, la temperatura si aggirava intorno ai 25 gradi di giorno, ideale per qualche trekking di media difficoltà.

Itinerario in breve

Dalla regione Afar, si arriva in modo relativamente agevole nel Tigray e in particolare alla città di Makele, seconda città più importante d’Etiopia e punto di partenza per i tour di Gheralta. Le attrazioni principali della zona di Gheralta sono alcune antiche chiese rupestri, inserite in luoghi naturali spettacolari, che offrono la possibilità di fare dei bellissimi trekking. È possibile scegliere diverse opzioni in base al tempo a propria disposizione, da un minimo di un giorno fino a oltre una settimana. Io ho selezionato il tour di due giorni, che permette di visitare le chiese rupestri più antiche, inserite nel contesto dei trekking più spettacolari della zona (o almeno così mi hanno detto le guide).

Di seguito l’itinerario a grandi linee.

DayItinerarioPernottamento
1Regione Afar – MakeleMakele
2Makele – Abuna Yemata – HawzenHawzen
3Hawzen – Mariam Korkor, volo MQX-ADD in serataAddis Abeba

Day 1: Dalla Dancalia a Makele

Come detto, il punto di partenza del tour è la città di Makele, nella quale arrivo in auto direttamente dalla Dancalia. Makele è una città molto grande, appena entrati nelle sue mura è possibile trovare diverse agenzie che organizzano i tour di Gheralta. Io avevo già programmato tutto con ETT, quindi non ne ho avuto bisogno, ma sappiate che in caso di necessità non avrete problemi a trovare qualcuno che vi accompagni anche all’ultimo momento. Arrivando in serata, vengo accompagnato direttamente in hotel. Si tratta di un hotel 4 stelle che a prima vista mi sembra wow, tuttavia faccio la mia meritata doccia post-Dancalia con l’acqua gelida (e a Makele la temperatura esterna non è alta come in Dancalia, visto che siamo oltre i 2000 metri!) e consumo il pasto peggiore di tutto il viaggio al suo ristorante interno.

Day 2: Abuna Yemata Guh

Incontro il mio nuovo driver intorno alle 8, dopo una colazione a base di frittata di cipolle molto piccante che mi fa iniziare la giornata in modo non esattamente ottimale. Mentre ci dirigiamo verso Abuna Yemata, destinazione clou della giornata, scopro che, per motivi a me tuttora ignoti, ETT aveva modificato il mio itinerario, prevedendo di andare ad Axum in serata anziché restare in zona, per poi ripartire da lì. Ristabiliamo comunque la situazione senza particolari problemi, per cui alla fine decidiamo di seguire il piano originario, mentre ETT si fa naturalmente carico di cambiare il mio volo. Oltre al driver, vengo accompagnato anche da una giovane guida locale, un ragazzo di nome Fisseha. In questi due giorni, non avrò altri compagni di viaggio.

La chiesa rupestre di Abuna Yemata non è solo la tappa più rilevante della giornata, ma anche quella di tutto il tour del Tigray. A causa della sua difficile raggiungibilità, è considerata la chiesa più inaccessibile di tutto il mondo. Per poterla visitare, infatti, è necessario prima incamminarsi su una salita piuttosto ripida (circa 350 metri di dislivello, fattibile in una mezz’oretta), arrampicarsi successivamente su una parete rocciosa alta una quindicina di metri tenendosi a delle piccole fessure nelle rocce, e infine percorrere gli ultimi 10 metri sul ciglio di un dirupo largo solo una cinquantina di centimetri, senza alcuna protezione. L’arrampicata e gli ultimi metri sul dirupo si fanno per giunta a piedi nudi, per rispetto della sacralità del luogo. Non spaventatevi troppo comunque, alla fine è tutto fattibile, anche perché ci sono alcune persone che aiutano durante l’arrampicata (onestamente, da solo non ci sarei mai riuscito), sebbene per chi soffre di vertigini possa essere impraticabile, soprattutto l’ultima parte. In ogni caso, se ce l’ho fatta io, vuol dire che potete farcela anche voi. Di seguito un’anteprima di cosa ci si deve aspettare. Se volete invece vedere proprio come si rischia la vita, potete dare un’occhiata a questo video.

Il tragitto in auto che porta da Makele ad Abuna Yemata è piuttosto pittoresco e diventa sempre più spettacolare man mano che ci si avvicina a destinazione. Il paesaggio ricorda vagamente alcuni parchi USA. C’è tutto il tempo per scattare qualche foto.

Arrivati al parcheggio, inizia subito la salita, durante la quale ci si imbatte anche in un cunicolo contenente i resti delle persone che non ce l’hanno fatta. Scherzo, dai, un po’ di resti umani ci sono davvero, ma il motivo non è quello.

Resti umani

Una volta in cima, lo spettacolo a cui si assiste ripaga ampiamente tutta la fatica di arrivarci. Il panorama è davvero mozzafiato, soprattutto se si ha il coraggio di guardare di sotto!

Vista da Abuna Yemata

La chiesa rupestre di Abuna Yemata Guh è molto particolare. Risale al sesto secolo D.C., ciononostante ha conservato il suo aspetto originale senza alcun restauro, essendo stata ricavata in un punto inaccessibile alle intemperie. È dedicata per l’appunto ad Abuna Yemata, che secondo la tradizione è considerato uno dei 9 Santi originari fra Roma, Costantinopoli e Siria e vissuti fra il quinto e il sesto secolo D.C.. La chiesa è molto piccola e sulle pareti sono affrescate scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Sono ritratti anche i 12 discepoli, cosa che menziono perché durante la spiegazione della guida vinco una scommessa contro di lui, in quanto sosteneva erroneamente che fra essi vi fosse anche Paolo (sorvolo sul fatto che anche il sacerdote che era lì presente sostenesse la stessa cosa).

Terminate la visita della chiesa e le foto di rito, ritorniamo al parcheggio. La discesa è meno impegnativa rispetto alla salita, sebbene temessi il contrario. Alla fine basta scendere come farebbe un bambino, ovvero appoggiandosi perennemente sul proprio fondoschiena.

Arrivo al parcheggio intorno a ora di pranzo, la visita è durata tutta la prima parte della giornata. Ci incamminiamo quindi verso Hawzen, città in cui è prevista anche la pausa pranzo. Prima di fermarci al ristorante, facciamo una breve ma intensa sosta al mercato, che è un po’ come ci si aspetta: merce disposta a terra (cibo compreso), immondizia ovunque e gente che passa senza curarsi particolarmente di nulla.

Dopo esserci rifocillati, ci dirigiamo in un punto non molto distante dalla città, dal quale parte una seconda breve escursione. Sebbene il paesaggio circostante sia assolutamente meritevole, definirei l’escursione come riempitiva, nel senso che ha più che altro lo scopo di riempire la parte restante della giornata, ma senza aggiungere nulla di particolare. Durante la camminata, si passa anche da un’altra chiesa rupestre, ancora più datata di Abuna Yemata, ma non più aperta.

Al termine di questa seconda escursione, ci dirigiamo verso l’hotel, un posto piuttosto semplice vicinissimo al ristorante. Piccola curiosità: in hotel la connessione è scarsa, per cui chiedo al personale se posso uscire per andare al ristorante situato a 20 metri di distanza per usufruire della loro rete, ma mi viene fortemente sconsigliato di farlo perché era già buio e poteva essere pericoloso.

Day 3: Mariam Korkor e Daniel Korkor

Iniziamo la giornata intorno alle 8, dirigendoci direttamente verso il punto di partenza del trekking che porta alle altre due chiese rupestri più importanti di Gheralta, ovvero Mariam Korkor e Daniel Korkor. Le due chiese non sono distanti da Abuna Yemata, ma il percorso per arrivare è sicuramente meno pericoloso, sebbene comunque non privo di qualche rischio. Il paesaggio che si osserva durante la salita è diverso rispetto a quello del giorno precedente, ma ugualmente spettacolare.

Giunti in cima, si visita prima la chiesa di Daniel Korkor, alla quale si accede tramite una minuscola porticina. La chiesa è davvero piccolissima, ma la visita è interessante, sebbene gli affreschi non siano ben conservati.

Subito dopo aver terminato la visita di Daniel Korkor, iniziamo quella di Mariam Korkor, situata a pochi metri di distanza. La chiesa è anch’essa molto piccola e contiene, secondo la leggenda, una copia dell’Arca dell’Alleanza, naturalmente non accessibile ai comuni mortali. L’illuminazione della chiesa è molto tenue, ma si riescono a vedere un po’ gli affreschi, anche grazie alle indicazioni della guida.

Dopo la visita di Mariam Korkor, inizia direttamente la discesa verso il parcheggio, al quale arriviamo intorno a ora di pranzo. Successivamente, ci incamminiamo verso l’aeroporto di Makele (MQX), per prendere il volo interno verso Addis Abeba, dove atterro in serata per concludere la giornata.

Conclusioni

Dopo la Dancalia, che è fuori categoria, la mia avventura nel Tigray è stata la parte più bella del viaggio in Etiopia. Oltre ai paesaggi davvero spettacolari, l’essermi trovato da solo mi ha dato l’opportunità di conoscere in modo più approfondito la cultura e le tradizioni locali, complici anche le mie guide loquaci, appassionate e divertenti.

Dovendo selezionare il podio delle attrazioni migliori, direi:

  1. Il paesaggio visto dalla chiesa di Abuna Yemata
  2. Il paesaggio visto da Daniel Korkor
  3. La chiesa di Abuna Yemata

Il tour delle chiese rupestri è costato 300 USD, comprensivo di pernottamento. I pasti erano a parte, ma il costo da aggiungere è assolutamente trascurabile.

Tornando alle guide, ho promesso a Fisseha che avrei sponsorizzato la sua piccola agenzia, che si chiama Gheralta Expeditions. Se vi interessa, prima di contattare lui scrivete a me, i miei amici hanno diritto a uno sconto.

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